Di cosa hanno bisogno i caregiver che si prendono cura dei proprio congiunti disabili e non autosufficienti?
Si discute da giorni sul ddl caregiver,approvato a metà gennaio dal Governo – e ora nel suo iter parlamentare – con l’obiettivo di dare finalmente una risposta normativa a milioni di cittadini che si occupano della cura di congiunti con disabilità o non autosufficienti.
Sul testo, fin dalla prima approvazione, sono stati molti i commenti dal mondo della disabilità che, se da un lato in linea di massima converge sul riconoscimento della portata di questo primo step, dall’altro evidenzia i grossi limiti del testo approvato, in termini di incidenza sui reali bisogni degli interessati (i caregiver, appunto).
Ad essere criticata, in primis, è la limitata ed insufficiente portata economica degli interventi previsti con il nuovo sistema delle tutele differenziate (che prevede un contributo fino a 400 euro mensili per caregiver con carichi di cura più pesanti, ma solo in presenza di limiti reddituali e ISEE bassi), oltre alla mancanza di un riconoscimento di tutele previdenziali, solo per citare un paio dei punti più critici.
Cosa serve ai caregiver?
Ma cosa ne pensano i caregiver? Di cosa hanno bisogno? Sulla necessità di capire nel concreto le reali necessità di chi vive questa condizione, l’AIPD richiama la politica, ora impegnata nell’esame del disegno di legge per dare corso all’iter parlamentare del testo.
Anche AIPD, nel riconoscere che l’arrivo del disegno di legge sui caregiver familiari in Consiglio dei Ministri è una prima risposta importante alle richieste avanzate negli anni dalle associazioni e dalle famiglie, definendolo un approdo di un lungo percorso di proposte, confronti e mobilitazioni portate avanti da realtà profondamente radicate nei territori e nella quotidianità della cura, che hanno contribuito a rendere finalmente visibile una figura che, come da più parti si ripete, è perno e fulcro del nostro welfare, entra poi nel merito di ciò che serve, ribadisce però in modo forte e chiaro: i caregiver familiari, tutti, hanno bisogno di tutele e diservizi, ancora più che di risorse economiche.
Secondo AIPD, “il vero bisogno, che in tanti casi diventa urgente, è di veder alleggerito il proprio carico di cura e di garantiti spazi di riposo, tempo da dedicare a sé stessi, alla relazione di coppia, agli altri figli e ai propri progetti di vita. Come genitori, sappiamo bene di cosa parliamo, perché lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, spesso da molti anni”.
I dati raccolti dalle esperienze dirette dei caregiver
Nel fare queste osservazioni, AIPD si basa su dati e reali bisogni comunicati dai diretti interessati, e raccolti dall’associazione attraverso la ricerca “Non uno di meno”, realizzata con il Censis qualche anno fa, nella quale veniva richiesto ai caregiver familiari quali fossero i loro bisogni, quali le condizioni di vita, quali le prospettive immaginavano per il proprio futuro.
“Proprio a partire da quei dati, oggi diciamo che i soldi – peraltro insufficienti e inadeguati – non bastano: serve un rafforzamento strutturale dei servizi territoriali, a partire dall’assistenza domiciliare, dai servizi di sollievo e dai supporti socio-sanitari integrati”, dichiarano dall’associazione.
Rischio di demandare le azioni a regioni e Comuni
Secondo AIPD, il disegno di legge presentato “non introduce un potenziamento diretto e vincolante dei servizi territoriali, né prevede un pacchetto nazionale di servizi dedicati ai caregiver, come sportelli di supporto, accompagnamento psicologico, formazione e interventi di sollievo diffusi in modo omogeneo sul territorio. La concreta attuazione delle misure resta in larga parte demandata a Regioni e Comuni, con il rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali già esistenti”.
La richiesta
La richiesta dell’associazione, quindi, è chiara: che nel passaggio parlamentare il testo venga profondamente modificato e integrato, affinché sia in grado di rispondere ai bisogni reali delle persone coinvolte nella cura. “In particolare – ribadisce il presidente nazionale di AIPD, Gianfranco Salbini – è necessario che la legge riconosca pienamente il lavoro di cura come lavoro, garantendo tutele adeguate e diritti certi, contribuendo così a un cambiamento culturale più ampio: il riconoscimento del caregiver familiare come perno indispensabile del sistema di welfare, senza il quale lo Stato non sarebbe in grado di reggere il peso dell’assistenza. Solo in questa prospettiva il provvedimento potrà incidere in modo significativo sulla vita quotidiana delle famiglie, offrendo non un riconoscimento formale, ma quella possibilità di ‘respiro’ che rappresenta la vera misura della qualità di una politica sociale”.
In questa prospettiva, “l’auspicio è che nel passaggio al Parlamento, che dovrebbe essere prossimo, si tenga conto delle richieste e delle indicazioni che arrivano da chi vive quotidianamente la condizione della cura, dalle famiglie e dalle associazioni che da anni operano sui territori. Un ascolto attento di queste voci può contribuire a rendere il ddl uno strumento più aderente ai bisogni reali e più capace di incidere concretamente sulla qualità della vita delle persone coinvolte”, continua Salbini.
E conclude: “AIPD conferma la propria piena disponibilità al confronto con le istituzioni e con il Parlamento, nella convinzione che solo attraverso un dialogo costante e costruttivo sia possibile costruire una legge realmente efficace, in grado di riconoscere il valore del lavoro di cura e di rafforzare un sistema di welfare più equo, inclusivo e sostenibile”.
Redazione











