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    Paralimpiadi Parigi, Carlotta Gilli vola a Parigi a caccia di nuovi record: “Darò tutta me stessa”

    Agosto 21, 2024

    La campionessa di nuoto, alla seconda partecipazione ai Giochi dopo l’exploit di Tokyo, non si pone limiti ma mette in guardia: “Con il pubblico sarà tutto diverso, non sottovaluto nessuna”

    Dieci record mondiali, due paralimpici, sei europei e ventisette italiani, accompagnati da una pioggia di medaglie ottenute nel nuoto a ogni latitudine e in diverse specialità, ad appena 23 anni: basterebbe questo biglietto da visita per “spaventare” tutte le avversarie. Ma Carlotta Gilli non ci sta a vedersi come vincitrice in partenza e, fedele alla sua filosofia fatta di duro lavoro dentro e fuori dalla piscina ma consapevole delle proprie grandi potenzialità, preferisce restare con i piedi per terra e prepararsi al meglio per il grande appuntamento con le Paralimpiadi di Parigi 2024 (dove gareggerà nei 100 farfalla, nei 100 dorso, nei 400 e nei 50 stile libero e nei 200 misti).

    Quella di Parigi sarà la tua seconda paralimpiade, cosa cambia rispetto a Tokyo?
    Oggi sono sicuramente più consapevole di quello a cui sto andando incontro, mentre a Tokyo non sapevo davvero cosa aspettarmi dovendomi basare solo sui racconti degli altri. A Parigi, inoltre, ci sarà una grande differenza, il pubblico: entrare in piscina con le tribune piene, con i miei amici e i miei familiari che verranno a fare il tifo per me, renderà tutto diverso e sono cosciente del fatto che sarà un’altra storia. In questi tre anni, inoltre, il mondo paralimpico si è evoluto tanto, il livello sarà molto più alto e quindi, per me, decisamente più tosta.

    Com’è andato il 2024?
    L’appuntamento principale è stato quello con gli europei, dove ho conquistato cinque ori e un argento. Olimpiadi e Paralimpiadi, però, come sanno tutti sono competizioni completamente diverse dalle altre: per questo, nonostante i risultati che ho ottenuto a livello mondiale, mi aspetto di affrontare tante nuove avversarie che si aggiungeranno alle rivali storiche.

    Come ti stai preparando?
    Sto seguendo la tabella di marcia che mi ero prefissata: durante la prima settimana di agosto sono stata al Centro Federale di Ostia, mentre ora mi sto preparando a Torino con il mio allenatore. A breve finirà il periodo di carico e inizierò lo scarico in avvicinamento alle gare.

    Quali sono i tuoi obiettivi e in quale specialità ti senti più preparata?
    Sono molto scaramantica e non voglio fare previsioni, posso solo dire che darò tutta me stessa per fare il meglio possibile e raccogliere i frutti seminati durante l’anno. Come dicevo poco fa, le avversarie saranno molte: alcune le conosco già e altre sono nuove, ma tutte ugualmente temibili e preparate, quindi non devono essere sottovalutate; adesso mi concentrerò sulla preparazione di tutte le specialità e poi vedremo quali saranno le sensazioni nei giorni delle gare.

    A Tokyo hai ottenuto due ori, due argenti e un bronzo nella tua categoria (la S13, riservata ad atleti ipovedenti): sei abituata a vincere, cosa ne pensi delle recenti polemiche sui mancati podi alle Olimpiadi?
    Ognuno di noi si pone degli obiettivi, che non per forza devono corrispondere a una medaglia anche perché stiamo parlando di Olimpiadi e non di gare amatoriali: si può gareggiare per migliorare se stessi, per entrare in finale o per arrivare tra i primi dieci; se Pilato era contenta per il proprio risultato sarebbe stato più opportuno condividere con lei quel momento di felicità; spesso sono i giornalisti a tirare fuori argomenti e questioni fuori luogo.

    Secondo te, a che punto è il movimento paralimpico italiano?
    Si sta evolvendo in modo esponenziale, anno dopo anno, non solo grazie agli agonisti che vincono le medaglie, ma anche grazie ai bambini e ai ragazzi con disabilità che iniziano a praticare le varie discipline. A proposito, sono davvero orgogliosa di essere la madrina di un progetto che punta a trasmettere consapevolezza nei più giovani e nelle famiglie rispetto ai benefici dell’attività sportiva sia dal punto di vista fisico che psicologico senza per forza diventare dei campioni.

    Cosa si può fare per migliorare ancora?
    Il compito di noi atleti di alto livello deve essere quello di far capire che i paralimpici sono allo stesso livello degli olimpici. Al contempo, però, deve anche essere quello di far appassionare tutte le persone al mondo dello sport per far sì che possano divertirsi e stare meglio.

    Quali sono le tue sensazioni, più in generale, sulla spedizione Azzurra?
    Mi aspetto una nazionale molto forte e competitiva: non vedo l’ora di essere sui campi e a bordo vasca, convinta che ognuno di noi darà il massimo per portare più in alto possibile la bandiera italiana.

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    Marco Berton

    Pfoto Credits: Augusto Bizzi

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