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    Le donne con sindrome di Down rivendicano: “Non siamo bambine: e se diciamo no, è no”

    Marzo 6, 2026

    In occasione dell’8marzo, l’AIPD dà voce a donne con sindrome di Down che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, rispettate e ascoltate

    Maria viene dalla Sardegna. “Quando mi trattano come una bambina, mi sento umanamente attaccata alle spalle. Succede al supermercato, dove lavoro: alcuni clienti mi trattano come una bambina, ma sono una donna e voglio essere trattata come tale”.

    Chiara è di Roma: “Le persone che non mi conoscono mi chiamano bimba. Questo mi dà molto fastidio. Per me è molto importante, essendo donna”.

    “Quando faccio la doccia a volte mio papà entra in bagno. Lui dice “Non guardo, non guardo”, ma a me scoccia lo stesso e lo mando via, perché ormai sono una donna”, racconta un’altra.  

    A volte mamma o papà mi dicono “bambina mia”. Ma io gli rispondo: “Lo ero, ma oggi sono donna, sono anche fidanzata!”, aggiunge l’amica accanto a lei. 

    Sono alcune delle voci di donne – non bambine, non ragazze: donne con sindrome di Down – che AIPD nazionale ha incontrato e interpellato nel corso del recente seminario di formazione sui temi della sessualità e l’affettività. Sono i volti e le voci di queste donne che AIPD vuole mostrare in occasione dell’8 marzo: donne che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, di essere rispettate, di essere ascoltate. “A me e al mio fidanzato piace andare a cena fuori, ma spesso la ristorante ci guardano tutti, come se ci fosse qualcosa di strano”, ha raccontato una di loro.

    Qui sotto il video, realizzato da Francesco Cadelano, educatore di AIPD e formatore durante il seminario.

    Donne e rispetto, desiderio, privacy, fiducia

    Tanti i presenti, uomini e donne con sindrome di Down, tra cui alcune coppie storiche, che hanno riflettuto su temi come il rispetto, la privacy, la fiducia, il desiderio. E si sono confrontati, con interesse e partecipazione, su cosa sia sicuro fare e cosa, invece, si debba evitare: si può accettare un passaggio da un collega? È giusto abbracciare un amico? Pubblicare le proprie foto in bikini va bene oppure no? E camminare tenendo la mamma per mano, va bene anche a 18 anni?
    Sul tema della violenza sulle donne, il parere è unanime: “Devono difendersi e chiedere aiuto, anche con il segno HELP”.
    AIPD afferma inoltre che “nei giorni in cui il decreto Bongiorno porta in piazza migliaia di persone, a dire che perché sia amore serve il consenso, altrimenti è violenza,  il messaggio che arriva da queste donne è chiaro: “Se non voglio non voglio. E vale anche per il mio fidanzato. Se dico di no è no”. 
    E infine l’augurio: “Che tutte le donne possano essere felici. Felici anche con se stesse”.

    Costruire consapevolezze, anche per il Dopo di Noi

    “AIPD Nazionale rinnova il suo impegno a costruire percorsi di consapevolezza e autonomia per le persone con sindrome di Down – spiega Gianfranco Salbini, presidente nazionale di AIPD – Gli uomini e le donne che, accompagnati dagli operatori, hanno preso parte a queste giornate formative ci dicono quanto sia forte il loro desiderio di partecipazione e di possedere tutti gli strumenti che servono per non correre rischi, per non commettere ingenuità, per non sbagliare. Come famiglie, spetta a noi il compito di riconoscere e accompagnare questo desiderio: sappiamo quanto sia difficile lasciarli andare, accettando il fatto che non possiamo e non dobbiamo proteggerli per sempre. Ma è proprio questo il nostro compito: costruire, insieme a loro, quel “dopo di noi” che oggi è per tutti i genitori la più grande preoccupazione e angoscia. Favorire la partecipazione delle nostre figlie e dei nostri figli alle attività dell’associazione è l’atto di amore più grande e lungimirante che possiamo compiere”, conclude Salbini.

    Redazione

    Crediti foto: AIPD

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