Attraverso la sua esperienza personale e professionale, nel libro “Il mio abito ha i superpoteri” la giornalista Francesca Martinengo ci porta alla scoperta di questo mondo, affermando come abbigliamento e make-up possano diventare strumenti potenti di autodeterminazione per le persone con disabilità
Nella società contemporanea la moda non è solo estetica, lusso ed eventi mondani, ma può anche rappresentare identità, appartenenza e dignità. Un tema centrale raccontato con coraggio e delicatezza dalla giornalista torinese Francesca Martinengo nel suo libro “Il mio abito ha i superpoteri – Moda e bellezza adattiva, quando l’inclusione passa da guardaroba e make up“, dove si esplora come moda e bellezza possano diventare strumenti concreti di emancipazione, soprattutto quando si parla di disabilità. Tutto questo attraverso il concetto di moda adattiva.
“Il mio abito ha i superpoteri”: una rivoluzione di stile e diritti
Con una narrazione personale e intensa, Martinengo parte dalla propria esperienza personale e professionale (con una diagnosi di una malattia genetica neurodegenerativa, ndr) per raccontare come la moda adattiva possa trasformare la vita delle persone con disabilità. Non solo per necessità pratica, ma anche per il bisogno universale di esprimersi, di sentirsi parte del mondo e di riconoscersi senza rinunciare alla propria identità. Il libro diventa così un manifesto in cui l’autodeterminazione passa anche attraverso l’abbigliamento e il make-up, abbattendo stereotipi e offrendo nuove possibilità di autonomia e rappresentazione.
Moda adattiva: la necessità oltre al trend
La moda adattiva si riferisce, in generale, alla creazione di capi e accessori progettati per rispondere alle esigenze di persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive e di persone neurodivergenti. Martinengo descrive con precisione l’importanza di dettagli o accorgimenti apparentemente banali come chiusure magnetiche, cuciture piatte, tessuti elasticizzati o aperture laterali nella diffusione di comfort e nella promozione di autonomia e indipendenza. Il messaggio è chiaro: la moda inclusiva riguarda tutti e tutte perché chiunque può essere alla ricerca di queste caratteristiche negli abiti che indossa: l’adaptive fashion viene quindi visto non solo come una risposta pratica, ma anche come un atto di empowerment.
La rappresentazione conta: la moda come specchio della società
Uno degli aspetti più interessanti affrontati nel libro di Francesca Martinengo riguarda il potere della rappresentazione. Per troppo tempo, infatti, i corpi disabili sono stati esclusi dalla narrazione estetica della moda: “Il mio abito ha i superpoteri” denuncia questa invisibilità e sottolinea quanto sia fondamentale vedersi rappresentati per potersi riconoscere. Secondo l’autrice, quando la moda mostra corpi reali e diversi, non solo legittima ogni fisicità, ma restituisce alle persone il diritto di sentirsi parte della società. La bellezza non è standard, ma pluralità, e la moda può – e deve – diventare lo specchio di questa realtà, perché come scrive l’attivista e influencer Madison Lawson (presente su Instagram come @wheelchairbarbie) “se il bello e il desiderabile non ti somigliano, quanto è difficile accettare il proprio corpo?”.
Beauty inclusivo: anche il make-up è per tutti e tutte
“Il mio abito ha i superpoteri” non si ferma solo all’abbigliamento. Il libro, infatti, esplora anche il mondo del beauty accessibile, raccontando di brand che progettano trucchi e prodotti skincare pensati per essere usati anche da chi ha limitazioni motorie o visive. Un altro tassello fondamentale per affermare l’importanza della cura di sé come diritto di tutti e tutte.
Moda inclusiva: punti di forza e criticità
Martinengo sottolinea come vestirsi scegliendo il proprio look quotidiano sia molto più di un semplice gesto funzionale, bensì un atto di libertà e di espressione. Ancora oggi, però, molte persone con disabilità sono escluse da questo diritto: a proposito, il libro denuncia anche una grave mancanza: nonostante il valore potenziale del mercato (stimato in centinaia di miliardi di dollari a livello globale), l’Italia — patria del fashion — è ancora indietro nella proposta di collezioni adattive.
Un appello alla moda (e alla società)
Con “Il mio abito ha i superpoteri”, Francesca Martinengo lancia un appello semplice ma incisivo: la moda deve essere accessibile a tutti e tutte. Non solo per rispondere a un bisogno commerciale, ma soprattutto per costruire una società in cui nessuno debba più sentirsi invisibile. Come scrive Martinengo, scegliere un abito non dovrebbe mai essere un “vorrei ma non posso”, ma sempre un “posso scegliere chi essere oggi”; il target a cui si rivolge il libro è trasversale e include, oltre alle persone con disabilità, gli operatori e le operatrici della moda, chi comunica e chi lavora nell’ambito della diversity a più livelli.
“Il mio abito ha i superpoteri” di Francesca Martinengo, autoprodotto, è disponibile a questo link
Su questo argomento leggi anche:
Moda inclusiva e adattiva: due nuove collezioni di vestiti (anche) per persone con disabilità
Marco Berton







