L’Autorità Garante interviene per garantire la continuità terapeutica degli alunni con disabilità. Basterà l’autorizzazione del dirigente scolastico: nessun consenso richiesto agli altri genitori
Arriva la prima raccomandazione ufficiale dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, e riguarda un tema che tocca da vicino molte famiglie: la continuità delle terapie a scuola per gli alunni con disabilità.
Professionisti sanitari in classe
Con la Raccomandazione n. 1/2025, il Garante stabilisce che l’ingresso in classe dei professionisti sanitari che seguono gli studenti con disabilità deve essere autorizzato dal dirigente scolastico, senza bisogno del consenso degli altri genitori.
Una precisazione importante, che mette fine a una prassi purtroppo diffusa in molte scuole, dove l’accesso dei terapisti viene ancora vincolato a permessi o firme aggiuntive, con il rischio di interrompere percorsi terapeutici essenziali per questi studenti.
Il caso
L’intervento del Garante nasce da una segnalazione: una scuola aveva negato l’ingresso in classe a un medico della ASL incaricato di seguire un alunno con disturbo dello spettro autistico, chiedendo prima il consenso di tutte le famiglie della classe.
Una richiesta senza base normativa, che di fatto ha impedito la prosecuzione del piano terapeutico.
L’Autorità, dopo aver verificato che episodi simili si ripetono in diversi istituti, ha deciso di intervenire per fare chiarezza e tutelare il diritto alla salute e allo studio.
Nessun consenso dei genitori necessario
La decisione dell’Autorità elimina un equivoco ricorrente: non serve il consenso degli altri genitori per autorizzare l’ingresso dei terapisti.
L’unico passaggio necessario è l’autorizzazione del dirigente scolastico, che deve comunque informare le famiglie, garantendo trasparenza e correttezza.
In questo modo si assicura la continuità terapeutica e si rimuovono le barriere burocratiche che troppo spesso complicano la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Partecipazione sociale e scuola
Nel motivare le sue ragioni, l’Autorità ha fatto riferimento, in primis, alla legge 104/92 e alle “Linee guida per l’integrazione degli alunni con disabilità”, rilevando come le Istituzioni debbano riconoscere la tutela, la partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità, in particolare nei luoghi per essa fondamentali, come la scuola, durante l’infanzia e l’adolescenza.
Altro riferimento fondamentale è anche il Piano Educativo Individualizzato stilato in ambito scolastico che, evidenzia l’Autorità, deve tener conto inevitabilmente del piano terapeutico che concorre a determinare il percorso formativo dell’alunno con disabilità nel suo complesso, assicurando un intervento adeguato allo sviluppo delle potenzialità ed alla gestione e superamento di problematiche connesse con la specifica disabilità.
Chi sono i professionisti sanitari esterni
Nel documento, il Garante specifica che, in tale contesto, per professionisti sanitari esterni si intendono gli operatori iscritti ai rispettivi ordini professionali, incaricati dalla ASL competente o da enti e strutture accreditate o autorizzate secondo la normativa vigente.
Tali figure possono far parte dell’équipe multidisciplinare prevista nel piano terapeutico, nel progetto riabilitativo, assistenziale o nel progetto di vita dell’alunno con disabilità.
Il loro intervento in classe è strettamente collegato al piano terapeutico individuale e riguarda esclusivamente lo studente interessato, senza coinvolgere altri alunni.
Nessuna violazione della privacy
Al proposito, nella sua risposta l’Autorità Garante ha precisato che la presenza di questi specialisti non comporta alcuna violazione della normativa sulla privacy, nemmeno nei confronti degli altri studenti, anche se minorenni, poiché i professionisti sanitari non interagiscono direttamente con il resto della classe e operano in contemporanea con il docente di riferimento, assicurando così la piena tutela dei dati personali e il normale svolgimento delle attività didattiche.
Raccomandazione estesa a tutte le scuole
L’Autorità ha invitato gli Uffici Scolastici Regionali a diffondere la raccomandazione in tutte le scuole, pubbliche e paritarie, per assicurare comportamenti uniformi su tutto il territorio nazionale.
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