Mobilità oltre l’amputazione: non solo protesi ma anche dispositivi come l’innovativa Genny Zero™ per ritrovare autonomia
(Publiredazionale)
Atleta paralimpico specializzato nella pesistica, viaggiatore on the road, amante dei motori e delle attività outdoor, Matteo Cattini, classe 1984, ha trovato nella tecnologia applicata alla mobilità una alleata eccezionale per superare le nuove sfide da superare dopo una amputazione subita alla gamba sinistra 17 anni fa.
Ci siamo fatti raccontare da lui la sua esperienza con gli ausili Ottobock: non solo la protesi Genium X4 ma anche l’innovativa Genny Zero™ per capire, da persona che deambula, i vantaggi di mezzo di mobilità che, lontano anche dall’estetica della carrozzina, risponde a una esigenza che non è solo quella della sedia a rotelle, ma in qualche modo la incorpora e la supera.
Qui quello che Matteo ci ha raccontato.
Matteo, raccontaci innanzitutto di te: una breve presentazione di chi sei, cosa fai, qual è la tua condizione.
Mi chiamo Matteo, sono nato e cresciuto nelle campagne della provincia di Mantova. Sono sempre stato un grande appassionato di attività outdoor e di motori. Il 2 giugno del 2008, mentre tornavo a casa proprio a bordo della mia Yamaha R6, prendo una buca in uscita di curva e vengo scaraventato contro un palo della luce. Ancora cosciente, vengo trasportato in massima urgenza in ospedale dove rimango per più di otto mesi. Sono stato per un paio di settimane in pericolo di vita, e purtroppo per salvarmi è stato necessario amputare la gamba sinistra. Ho seguito un lungo e doloroso periodo di riabilitazione che è stato fondamentale per recuperare il tono muscolare e la capacità di tornare a camminare con l’ausilio di una protesi, nonostante i medici ritenessero questa possibilità molto remota.
Sono molto fiero del mio percorso riabilitativo che è stato la base essenziale che mi ha permesso di fare tutto quello che riesco a fare oggi, con relativa facilità. Preciso che a causa dell’incidente ho riportato una lesione al nervo SPE della gamba destra e una lesione gluteo sinistro.
Inoltre hai anche una storia sportiva di tutto rispetto…
Una volta uscito dall’ospedale dovevo assolutamente recuperare il mio tono muscolare, perché dall’incidente avevo perso circa 30 kg. Ho così iniziato ad andare in palestra ottenendo discreti risultati, e facendomi anche notare dal vecchio proprietario, che mi propose di fare delle piccole gare a livello regionale. Il mio interesse verso la disciplina della pesistica iniziò a crescere e, a due anni dall’incidente, sono entrato a far parte della nazionale paralimpica. Sono particolarmente orgoglioso di aver fatto parte della squadra fin dalla sua nascita e anche della prima gara all’estero, dove ho vinto una medaglia di bronzo. Fra le tantissime gare internazionali, sicuramente quella che porto nel cuore è la partecipazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016.
Attraverso il tuo corpo esprimi tua passione per i viaggi: ti definisci infatti un bionic traveller: spiegaci meglio!
Da circa un paio d’anni, ho messo da parte il mio percorso come atleta della nazionale per un aumento dei miei impegni in qualità di dipendente e tecnico federale della mia Federazione sportiva di appartenenza, ovvero della Federazione Italiana Pesistica. Essere atleta della nazionale è il più grande onore che uno sportivo possa raggiungere, ed è un’esperienza che richiede tantissimo tempo e dedizione. Ho avuto il privilegio di girare il mondo con la divisa azzurra; tuttavia, si sa che in queste circostanze, il focus è unicamente sulla gara e molto raramente si ha l’opportunità di vedere altro al di fuori dell’hotel e del campo gara. Ora ho finalmente la possibilità di investire il mio tempo libero in viaggi di piacere: la mia protesi di ultima generazione mi permette di visitare le più svariate mete, con una predilezione per i viaggi on-the road. Amo documentare i luoghi che vedo cercando di evitare i percorsi più turistici e battuti, alla ricerca di curiosità e chicche, magari con il supporto degli abitanti del luogo, sempre nel massimo rispetto della natura e delle usanze locali.
Al di là del continuo allenamento al quale ti sottoponi, un indispensabile supporto deve derivare dalla tecnologia: quali sono i dispositivi che ti aiutano ad avere una vita così attiva?
Non potrei fare assolutamente nulla senza la mia protesi Ottobock Genium X4. Sono loro orgoglioso ambasciatore e non potrei essere più fiero e felice di far parte di questa famiglia. Per 8 anni dopo l’incidente, ho indossato una protesi che, però, mi obbligava ad utilizzare anche delle stampelle, che con il passare del tempo hanno pesato parecchio anche sulla salute delle mie spalle. Nel 2015 ho deciso di investire sull’acquisto del Genium X3, il modello precedente a quello che indosso al momento. È stata una vera e propria svolta: sono ritornato a camminare senza ulteriori ausili, con un’autonomia del tutto simile a quella di una persona normodotata.
L’X4 rappresenta lo step successivo, con delle performance migliorate soprattutto in termini di stabilità, di resistenza, e di performance su superfici irregolari. Il lato negativo di tutto questo? Purtroppo, questa tipologia di protesi non viene coperta dal sistema sanitario nazionale, e chi vuole accedere a questo genere di dispositivi, deve procedere all’acquisto in autonomia, e poche persone possono permettersi di accedere a questa tecnologia. Colgo l’occasione per lanciare un ulteriore appello per sensibilizzare le istituzioni al riguardo, ricordando che una persona in grado di camminare in autonomia può lavorare, viaggiare, produrre esattamente come una persona normodotata, pesando quindi molto meno sulla società.
Stai anche sperimentando un dispositivo avveniristico come la Genny Zero™, che non è esattamente una carrozzina, ma un nuovo mezzo di mobilità: raccontaci come ti trovi.
Con molto piacere ho risposto alla chiamata degli amici di Genny per provare il loro mezzo direi quasi futuristico. Il benessere delle persone con disabilità e il miglioramento delle tecnologie vanno di pari passo, e la Genny Zero™ rappresenta senza ombra di dubbio un notevole progresso in termini di comodità di movimento.
Per le persone in carrozzina, risulta senz’altro un validissimo supporto, ma anche per noi persone amputate può esserlo: le protesi bioniche sono una svolta, ma non dimentichiamo che deambulare può risultare faticoso specialmente se, come purtroppo accade, si formano delle ferite da contatto con l’invaso.
Matteo Cattini mostra le operazioni di carico e scarico della carrozzina Genny Zero™ in auto
Come sei arrivato a provarla e a sceglierla? Nel dettaglio, come si utilizza e si guida?
Durante un evento dedicato a Genny Zero™, spinto dalla curiosità, ho deciso di provarla di nuovo! Premetto che l’avevo già testata circa dieci anni fa: allora mi aveva colpito per la sua innovazione, ma oggi è davvero sorprendente. È evidente quanto sia evoluta: ancora più performante, intuitiva e versatile.
Mi ha impressionato la sua facilità d’uso e la praticità nel trasporto. Genny Zero™ affronta senza esitazioni qualsiasi tipo di terreno: salite, discese, sterrati… e allo stesso tempo si muove con agilità anche in spazi ristretti come locali o abitazioni. Il design è un altro punto di forza: elegante, moderno e curato nei minimi dettagli.
In poche parole, come Genny… c’è solo Genny!
Qui sotto un video nel quale Matteo Cattini testa le funzioni di frenata e ripartenza con la carrozzina Genny Zero™
Che progetti hai in cantiere per il prossimo futuro? Dove possiamo seguire le tue avventure?
Dopo una pausa forzata dai viaggi, dovuta a importanti impegni personali, sono finalmente riuscito a organizzare un bellissimo on-the-road in Irlanda, approfittando dei ponti tra fine aprile e maggio. Un’esperienza rigenerante, tra paesaggi mozzafiato e libertà assoluta. Anche quest’estate ho in programma un nuovo viaggio… ma per ora la meta resta top secret!
Sul fronte sportivo, sono tornato ad allenarmi con costanza. Dopo un intervento a fine febbraio, ho dovuto attendere il via libera del chirurgo prima di poter rimettere piede in palestra. Ora, finalmente, si riparte con energia e determinazione!
Anche il lavoro non manca, ma ho la fortuna di operare nel mondo dello sport che ho sempre amato, a stretto contatto con atleti della pesistica olimpica e paralimpica durante le loro competizioni. Un ambiente che continua a ispirarmi ogni giorno.
Con i miei viaggi e le mie attività voglio dimostrare che, nonostante le difficoltà, è possibile tornare a vivere una vita piena di soddisfazioni — grandi o piccole che siano. Spesso si rinuncia a fare esperienze fuori dalla propria comfort zone per paura di non farcela. Il timore di fallire ci blocca, e così si preferisce non provare affatto. Ma se non si prova, non si potrà mai sapere se ce l’avremmo fatta. E anche se non dovesse andare come sperato, non è un fallimento: è semplicemente un “almeno ci ho provato”. Personalmente, credo sia molto meglio tentare e non riuscire, piuttosto che vivere con il rimorso del “e se ci avessi provato?”.
Un approccio che non possiamo che condividere. E ora dicci dove possiamo seguire le tue avventure!
Grazie! Volentieri vi invito a seguirmi sia sui miei canali social @matteo_cattini (instagram) e anche sul mio sito internet www.matteocattini.com
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Per info e richieste su Genny Zero™, qui trovate un modulo di contatto per le vostre domande!
Redazione










