Importante decisione sul sistema delle tariffe sanitarie: il decreto rimane in vigore provvisoriamente per evitare ripercussioni sull’assistenza, ma andrà riscritto
Non è ancora finita la turbolenta “questione Tariffario” per l’assistenza specialistica e protesica: è infatti giunta in queste ore una nuova pronuncia del TAR Lazio che ha annullato il nuovo nomenclatore adottato dal Ministero della Salute nel novembre 2024. La sentenza sottolinea come il decreto presenti gravi carenze: tariffe calcolate su dati ormai superati, mancato ascolto delle associazioni e assenza di un’analisi aggiornata dei costi reali delle strutture.
Per evitare un blocco immediato del sistema, l’annullamento entrerà in vigore solo tra dodici mesi.
Ricostruzione della vicenda tariffari e nomenclatore
Quanto mai tortuosa, la strada verso le nuove tariffe delle prestazioni specialistiche e degli ausili erogati ai cittadini dal Servizio sanitario nazionale, giunge quindi ad una nuova tappa.
Ricordiamo che, a novembre 2024 era stato approvato e poi pubblicato in Gazzetta ufficiale il “Decreto Tariffe” (decreto 26 novembre 2024), che modificava il DM 23 giugno aggiornando i precedenti tariffari fermi da 28 anni per la specialistica ambulatoriale, e da 25 per la protesica. La loro approvazione era stata a lungo attesa: ultimo tassello per l’entrata in vigore definitiva dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) aggiornati nel 2017 e ancora mancanti proprio degli elenchi delle tariffe. Ne era poi seguito un ulteriore stop and go, fino alla decisione di oggi.
Le criticità evidenziate dai giudici
Secondo il Tar, il Ministero avrebbe basato il decreto su dati di costo risalenti al 2016-2017, senza tener conto dei profondi cambiamenti degli ultimi anni: dalla pandemia all’inflazione, fino all’aumento dei prezzi dei materiali sanitari e dell’energia. Inoltre, le osservazioni dell’Agenas – che aveva chiesto una metodologia più aggiornata e trasparente – sono state ignorate.
Questo approccio rischia di compromettere l’accesso a dispositivi altamente tecnologici come i comunicatori elettronici per persone con SLA o le carrozzine elettroniche dotate di sistemi avanzati di postura.
Le reazioni delle associazioni
La sentenza è stata accolta con soddisfazione, ma anche con preoccupazione, dalle associazioni delle persone con disabilità.
La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha dichiarato: «Era impensabile continuare con un tariffario così penalizzante. La proroga di un anno serve, ma ora chiediamo al Ministero di coinvolgere davvero chi rappresenta le persone con disabilità, perché non si può decidere sulle nostre vite senza ascoltarci».
Anche la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) ha sottolineato come il problema non sia solo tecnico: «Dietro a quelle tariffe ci sono persone che rischiano di non ricevere la carrozzina, la protesi o il comunicatore di cui hanno bisogno per vivere con dignità».
Un anno per ripensare il sistema
Il Tar ha concesso al Ministero della Salute dodici mesi per correggere il decreto e presentare un nomenclatore tariffario finalmente equo e aggiornato. Una sfida complessa ma decisiva: senza un tariffario realistico, il diritto all’assistenza rischia di trasformarsi in un percorso ad ostacoli.
Redazione









