Sette milioni di persone perdono la vita ogni anno per l’ictus a livello globale, altri cinque milioni sopravvivono, il 75% con una forma di disabilità
L’ictus consiste in un danno cerebrale provocato dall’interruzione dell’afflusso di sangue al cervello a causa dell’osruzione o rottura di un vaso sanguigno. L’ictus rappresenta la prima causa di invalidità negli adulti, e la seconda causa di morte nel mondo: sono provocate dalla mancanza di ossigeno e nutrienti ai neuroni, che loro volta, morendo, causano lo stop delle funzioni controllate dalla zona interessata dal mancato afflusso ematico.
Sintomi e cosa fare subito
In caso di ictus il tempo è una variabile fondamentale: più rapidamente si interviene e più neuroni si possono salvare dalla morte per mancanza di sangue. L’efficacia massima si ottiene intervenendo entro 4,5-6 ore dall’esordio dei sintomi.
Ma quali sono i sintoni di ictus?
• improvvisa riduzione o perdita di motilità e di forza e/o improvvisi deficit sensitivi (formicolii, perdita di sensibilità) alla metà inferiore del viso (asimmetria della bocca, soprattutto quando il paziente prova a sorridere), al braccio e/o alla gamba di un lato del corpo
• improvvisa difficoltà nel parlare e/o nel capire altri che parlano
• improvvisi disturbi visivi a carico di un occhio o di entrambi
• improvvisa perdita di coordinazione dei movimenti, sensazione di vertigine, di sbandamento, cadute a terra
• improvviso mal di testa lancinante e inconsueto
In caso di comparsa di uno o più di questi segnali chiamare immediatamente il 118 o il 112 per il trasporto urgente al Pronto Soccorso di un Ospedale dove si eseguono le cure specialistiche per l’ictus (Stroke Unit).
Esiti di disabilità o decessi
Si stima che nel 2019 l’ictus abbia causato 6,55 milioni di decessi nel mondo, risultando la seconda causa di morte dopo la cardiopatia ischemica. La mortalità per ictus, riporta l’ISS, è del 20-30% a un mese dall’evento, e del 40-50% a un anno, mentre il 75% dei pazienti sopravvissuti presenta qualche forma di disabilità, che, nella metà dei casi, comporta perdita dell’autosufficienza.
I principali fattori di rischio
Alcuni elementi, insieme all’età, possono rappresentare fattori maggiori di rischio di episodi di ictus, tra i quali:
• Ipertensione arteriosa
• dislipidemie (valori aumentati di colesterolemia e/o di trigliceridemia)
• sedentarietà/insufficiente attività fisica
• tabagismo (fumo e uso di altri prodotti del tabacco e con nicotina)
• scorretta alimentazione (non equilibrata e ipercalorica, ricca di grassi, zuccheri e di sale, povera di frutta e verdure)
• sovrappeso e obesità
• diabete mellito
• fibrillazione atriale
• cardiopatie (cardiopatia ischemica, cardiomiopatie, patologie delle valvole cardiache, forame ovale pervio, aneurisma del setto interatriale)
• vasculopatie (lesioni ateromasiche dell’arco aortico, delle carotidi e dei vasi intracranici; aneurismi cerebrali).
Meno sale e più movimento
Se la possibilità di avere un ictus aumenta a partire dai 55 anni (e accelera esponenzialmente dopo i 65), gli esperti stimano che si potrebbero evitare fino al 90% dei casi di ictus, agendo sui principali fattori di rischio modificabili come l’ipertensione o l’eccessivo consumo di sale.
In Italia queste due voci rappresentano una criticità su cui è fondamentale lavorare:
– pressione alta: il 49% degli uomini e il 39% delle donne nel nostro paese ha livelli di pressione arteriosa elevati
– consumo di sale: la quantità media di sale consumato giornalmente è di 9,2 grammi negli uomini e 7,1 nelle donne (quella raccomanda dall’Oms è meno di 5 grammi al giorno)
Altra voce sulla quale possiamo tutti agire per limitare i fattori di rischio è quella del movimento, riducendo il più possibile la sedentarietà. La World Stroke Organization rico9rda che ogni anno 1 milione di casi di ictus sono legati all’inattività fisica. Bastano 30 minuti di esercizio cinque volte alla settimana per abbattere il rischio di ictus del 25% . Nella campagna della World Stroke Organization (Wso) con il claim Greater Than stroke si ricorda che è importante essere attivi anche nelle azioni di tutti i giorni, ad esempio camminando e utilizzare i mezzi pubblici invece dell’auto, facendo le scale invece che prendere dell’ascensore. La raccomandazione p anche quella di puntare ad almeno 2 ore e mezza complessive di esercizio da moderato a intenso a settimana che possono essere distribuite come si preferisce.
Per approfondire
Istituto superiore di sanità
https://www.cuore.iss.it/
https://www.cuore.iss.it/indagini/CuoreDataInfo ,
https://www.cuore.iss.it/valutazione/
Redazione







