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    Speciale elez 2008 – Lea – Risposte

    Aprile 8, 2008

    A POCHI GIORNI DAL VOTO, LA PAROLA AD ASSESSORI E PARTITI
    L’importanza dei L.E.A., i Livelli Essenziali di Assistenza

    Poiché è in corso in questo periodo  il confronto elettorale, su questi temi abbiamo chiesto lumi ai candidati  alle prossime elezioni e ai rappresentanti politici nelle  sedi istituzionali inviando richiesta alle Segreterie dei partiti e agli Assessori alla Sanità delle Regioni.

    Ecco la domanda:

    E’ all’attenzione della Conferenza Stato Regioni la revisione dei Livelli Essenziali di assistenza, fondamentale per garantire uniformità nei livelli di assistenza ai cittadini.
    Alla revisione dei LEA è legata l’assistenza protesica.
    Le persone con disabilità, le loro famiglie, i professionisti e gli operatori sanitari auspicano che i livelli di qualità dell’assistenza vengano garantiti e che le innovazione tecniche e tecnologiche possano diventare ausili erogabili dal Sistema Sanitario Nazionale ed in particolare vengano salvaguardati:

    il principio e la pratica della libera scelta, da parte dell’assistito, del dispositivo e dell’erogatore;

    la possibilità che l’assistito scelga di fruire di un dispositivo di più elevate caratteristiche tecnologiche e di qualità, con eventuale differenza di costo a suo carico;

    la rete di operatori e imprese specializzati nella produzione e commercializzazione, che costituiscono nel settore veri e propri presidi nel territorio.

    LE RISPOSTE CHE CI SONO GIUNTE (le pubblichiamo in ordine cronologico):

     LEGA NORD – Francesca Martini

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    “Sono molto felice di rispondere alle questioni che mi pone Disabili.com dal momento che da più di vent’anni sono impegnata su questo settore, prima nel mondo associativo poi da esponente politico ed istituzionale.
    Sono  Assessore alle Politiche Sanitarie della Regione Veneto  e nella XIV° Legislatura della Camera dei Deputati per cinque anni sono stata la Capogruppo della Lega Nord della Commissione Affari Sociali.
    La tutela delle persone con disabilità in tutti i settori del vivere civile sono da sempre uno dei miei impegni fondamentali e da molto tempo seguo l’evoluzione dei servizi sanitari, sia sul piano della specialistica che su quello dell’erogazione di protesi ed ausilii. Un tema su cui bisogna possedere profonda conoscenza diretta del settore e piena consapevolezza dei risvolti fondamentali che esso comporta nell’espletamento del progetto riabilitativo individualizzato del paziente. Senza dimenticare che questo rappresenta un comparto anche imprenditoriale che deve nel nostro Paese poter contare su un quadro normativo di chiarezza e che permetta lo sviluppo della ricerca e il mantenimento della qualità.
    Della mia sensibilità e del mio impegno sulle tematiche di cui parliamo, possono ben dare testimonianza le Associazioni degli operatori del settore.
    Con questi interlocutori ho avuto un continuo rapporto di dialogo e di collaborazione,  con l’obiettivo di contribuire a una regolamentazione moderna dell’assistenza protesica, rispondente in primo luogo alle esigenze delle persone disabili.
    Stanti le competenze attribuite alle Regioni in materia di Sanità, nel Coordinamento delle Regioni e nella Conferenza permanente tra Stato e Regioni mi sono fortemente impegnata per tutelare il settore che troppe volte ho visto affrontato superficialmente ed ho cercato di portare la mia competenza al servizio di un dibattito che stava forviando completamente da alcune acquisizioni storiche che per me sono irrinunciabili e che le bozze del Ministero della salute stavano mettendo a rischio, come la possibilità per medico e paziente di prescrivere un ausilio di caratteristiche superiori con la differenza di prezzo a carico dell’assistito. Chiunque può testimoniare che se questo è stato mantenuto ciò si deve ad una mia battaglia personale in cui sono riuscita a coinvolgere i colleghi Assessori.  
    La salute  è un bene primario garantito dalla Costituzione e devono essere date concrete garanzie di assistenza: i L.E.A. sono uno strumento normativo e un contratto tra Servizio Sanitario e cittadini per rispondere a questo.
    Il governo dell’erogazione dei Servizi sanitari e la capacità di utilizzo delle risorse economiche finalizzate sono responsabilità delle Regioni anche se ancora oggi dobbiamo gestire tutto questo attraverso il riparto del Fondo sanitario Nazionale. Solo attraverso la realizzazione del Federalismo fiscale potremo averne un controllo maggiore, anche in termini di possibilità di un marcato innalzamento della quantità e della qualità delle prestazioni.
    La protesica  in particolare incide in modo così limitato sulla spesa sanitaria che credo possiamo e dobbiamo fare di più: dare l’ausilio più adeguato al paziente e ridurre sprechi su altri settori credo sia fondamentale.
    Il Veneto assicura ai cittadini livelli di qualità dell’assistenza considerati eccellenti, comparati con quelli delle altre regioni.
    Lo sanno concretamente  tutti i Veneti e lo sanno  coloro che provengono da altre regioni e chiedono di venirsi a curare qui.
    Il mio lavoro in sede politica e istituzionale procede in qualità di Assessore alla Sanità fino alla formazione del nuovo Governo. Con il sostegno di tutti conto di poter incidere pesantemente sulle scelte del prossimo esecutivo nazionale sulla materia, sia in termini di assistenza sanitaria e sociale, che di provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità.
     
    Sono infine convinta che la rete specializzata dei professionisti e delle imprese del settore sia una risorsa del nostro territorio importante e da salvaguardare: anche su questo terreno continueremo la collaborazione con i nostri operatori e le nostre imprese, per dare più valore a quanto abbiamo costruito.
    Vi assicuro che continuerò con coerenza e determinazione nel mio impegno in Veneto e in Parlamento, dove conto che elettrici ed elettori rinnovino fortemente la fiducia nel mio lavoro e nel mio partito.”
    On Dott.ssa Francesca Martini
    Candidata alle elezioni politiche nelle liste della Lega Nord, Camera dei Deputati, Veneto

    UDC- Simona Bellini

    Speciale elez 2008 - Lea - Risposte simona

    Mi ritengo una madre di famiglia “prestata” alla politica ed è in questa veste che voglio rispondere ai vostri quesiti, da madre che vive la disabilità grave della propria figlia anche – e soprattutto – da “utente”. Peraltro il contatto con migliaia di famiglie del nostro paese quale Presidente del Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi, mi ha permesso di acquisire una mappatura del bisogno articolata e completa con informazioni provenienti direttamente dalla
    base. Il mio impegno politico ed istituzionale parte infatti da questa importante premessa: difficilmente chi non vive il
    disagio legato alla disabilità sulla propria pelle – sia come disabile che come familiare – può facilmente trovare risposte adeguate. La disabilità è soprattutto un percorso di vita ed è in questa ottica che le problematiche sociali – tutte! – andrebbero affrontate.
    Quindi il disabile e la sua famiglia devono essere il vero obiettivo, senza “distrazioni” politiche, lobbistiche o
    di business.

    Il primo obiettivo ritengo sia la personalizzazione dei servizi erogati, sulla base delle esigenze specifiche e della volontà della persona – o della sua famiglia in caso di impossibilità di autodeterminazione – alla quale i servizi sono mirati. Senza questa importante conquista sarà difficile che qualsiasi forma di intervento riesca a raggiungere l’obiettivo primario: far sì che la Costituzione Italiana non sia un mero documento di linee guida, peraltro attuate confusamente e solo in alcune aree del nostro Paese. Infatti credo fondamentale che la qualità e la quantità di servizi sia prima di tutto
    omogenea in ogni parte del Paese. La limitazione della fornitura di ausili ad un periodo di tempo uguale per tutti – nonostante l’usura differenziata secondo l’uso individuale – determina già di per sé la mancata attuazione della
    personalizzazione. Così come l’eccessiva burocratizzazione per l’accesso ai servizi determina un accavallarsi di incombenze per il disabile e la sua famiglia tale da ridurne – se non vanificarne del tutto – l’efficacia.

    Un altro aspetto da non sottovalutare è l’acquisto di ausili al ribasso da parte delle AUSL con limiti di spesa sempre più restrittivi a discapito della qualità. Stanno infatti man mano scomparendo i centri specializzati per la realizzazione individualizzata di calzature e apparecchi di sostegno protesico che offrivano un prodotto mirato non solo alla patologia riscontrata ma anche alle problematiche soggettive che quella stessa patologia può provocare.
    E’un esempio emblematico della piega che stanno prendendo gli eventi. Nel passato i centri specializzati in ausili ortopedici erano prevalentemente aziende artigianali con all’interno tutte le figure professionali che consentivano la costruzione precisa e personalizzata di protesi, ausili, scarpe, plantari, tutori. Ora per limitare i costi si incentiva la realizzazione di “Services” che operano spesso su calchi e calzature standard, senza contatto diretto con l’utente, adattati secondo le esigenze. Il tecnico opera quindi su prodotti pre-esistenti senza possibilità di correzione.
    Le leggi di mercato ed il profitto stanno dunque diventando il centro di queste produzioni, in cui il rapporto tra costi
    esorbitanti e qualità minima del prodotto finale è assolutamente sproporzionato ed inaccettabile in un settore così delicato.
    In questo modo troppi disabili, come chi soffre gli esiti della poliomelite con una larghissima diversificazione degli effetti invalidanti, non hanno più alcuna possibilità di ottenere ausili che consentano loro una vera autonomia.
    Tutto questo – oltre a rappresentare una discriminazione – impedisce di fatto ad alcune categorie l’accesso al diritto costituzionale di cura. Senza dimenticare che molti centri tendono ad evitare di lavorare su alcune complesse patologie ortopediche per l’inadeguato rapporto lavoro-guadagno. Il cronico ritardo dei pagamenti delle fatture da parte delle istituzioni preposte peggiora oltremodo la situazione rendendo frequentemente poco remunerativo il servizio offerto.
    Non bisognerebbe quindi escludere la realizzazione di Centri specializzati, – retribuiti adeguatamente ed in tempi brevi – presenti al Nord come nel Centro e nel Sud d’Italia, convenzionati per i casi più complessi di disabilità con una risposta protesica personalizzata condotta direttamente da medici specialisti. Queste realtà attualmente sono una
    vera rarità.

    Altro settore da rivedere completamente riguarda le riparazioni ed i ricambi. A volte si attendono mesi per avere indietro gli ausili in riparazione. Quegli stessi ausili che consentono al disabile mobilità e vita sociale e alle loro famiglie una riduzione dell’impegno fisico di assistenza.
    Contestualmente tarda a decollare un’altra fondamentale opportunità: l’Assistenza Indiretta. E se da una parte ausili e protesi permettono al disabile motorio quella mobilità che consente l’accesso a quella vita sociale cui chiunque dovrebbe aver diritto, l’Assistenza Indiretta rappresenta – per tutte le tipologie di disabilità – l’affrancamento dalla dipendenza “obbligata” aprendo le porte all’opzione di una vita indipendente autodeterminata mentre, laddove l’audeterminazione non sia possibile o traducibile, l’opportunità di vivere comunque spazi di vita distinta (ovviamente anche per il familiare che assiste e cura) pur rimanendo in seno al nucleo familiare d’origine.
    Credo che sia importante lavorare su questi aspetti fondamentali per consentire la piena autonomia e l’accesso al diritto dei disabili di sentirsi appieno cittadini del proprio Paese.

    Simona Bellini,
    Presidente del Coordinamento Nazionale Disabili Gravi e Gravissimi e Candidata per l’UDC alla Camera dei Deputati nel Collegio Lazio 1 e al Comune di Roma

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