Un emendamento approvato in Senato intende eliminare la possibilità di la copertura totale delle prestazioni socio-assistenziali per anziani e disabili, oggi garantito dall’articolo 30 della legge 730 del 1983
Sta facendo discutere, e con un certo allarme, la novità introdotta con l’approvazione nella X Commissione Sanità del Senato dell’emendamento n. 13.0.400 al Disegno di Legge su Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria, che va a modificare l’attuale regolamento in materia di rette per le RSA, prestazioni di assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale.
Cosa viene cambiato
In estrema sintesi, l’emendamento, proposto dalla senatrice Cantù (Lega), prevede di eliminare la possibilità che il Servizio Sanitario Nazionale arrivi a coprire fino al 100% la quota per il ricovero in RSA (che attualmente avviene comunque, già ora, solo nei casi più gravi).
Viene prevista però la possibilità che la quota a carico del servizio sanitario nazionale (la quota sanitaria, ndr) sia elevabile al 70% nei casi di alta complessità assistenziale (oggi prevista solo per la disabilità grave, dall’articolo 34 dei LEA).
L’emendamento approvato
Nello specifico, l’attuale articolo 30 della L. 730 che si vorrebbe modificare prevede che, nei casi di non autosufficienza gravissima, il costo della presenza in struttura debba essere totalmente a carico del Fondo Sanitario Nazionale. Così il testo: “Sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio-assistenziali”.
L’emendamento in oggetto prevede invece che l’articolo venga modificato così: “Sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario anche se connesse con quelle socio assistenziali”. In sostanza, suddividendo la retta e spostando su famiglie e Comuni i costi non strettamente sanitari dei ricoveri.
Viene inoltre precisato che Conseguentemente, nell’ambito della quota a carico del servizio sanitario nazionale per l’erogazione delle prestazioni di assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale (di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 20172 (LEA)), sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle prestazioni di rilievo sanitario, secondo quanto rilevato nell’ambito della valutazione multidimensionale per la presa in carico dell’assistito, anche se connesse con quelle socio-assistenziali in termini di specifica efficacia terapeutica.
Viene inoltre prevista la retroattività della misura: “Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche agli eventuali procedimenti giurisdizionali in essere alla data di entrata in vigore della presente legge.»”
Come funziona fino ad oggi
Facciamo un passo indietro e capiamo cosa è previsto fino ad ora. Nel nostro ordinamento i costi in caso di ricovero in RSA vengono ripartiti in quota sanitaria (a carico del SSN) e quota sociale (a carico delle famiglie). Solo nei casi di gravissime condizioni del soggetto, nei quali cure sanitarie e assistenziali risultino inscindibili, tale quota può essere interamente sostenuta dall’ASL.
Si tratta di quei casi nei quali gli utenti, malati gravissimi, ricevono delle cure socioassistenziali che, di fatto, sono indissolubilmente connesse a quelle sanitarie, proprio in virtù delle condizioni gravissime nelle quali versano.
Questo significa che, a titolo di esempio, alle persone malate di Alzheimer in gravissime condizioni può essere concessa la copertura al 100% della quota per il ricovero in RSA. In tutti gli altri casi meno gravi, quelli cioè nei quali è scindibile la componente sanitaria rispetto a quella “alberghiera”, il diritto alla copertura sanitaria da parte del SSN è pari al 50% delle rette RSA.
Da cosa nasce la proposta di modifica normativa
Come detto, la copertura del 100% della quota di ricovero in RSA ai malati di Alzheimer (retta che al mese può superare i 3.000 euro, ndr), al posto di quella del 50%, viene concessa in casi di eccezionale gravità. In questo la giurisprudenza ha più volte riconosciuto tale diritto ai cittadini in specifici ricorsi. Ricorsi che sono sempre più copiosi, continuano a contrapporre famiglie e case di cura per anziani e disabili (RSA e RSD) che non hanno applicato il tariffario di copertura totale della spesa. Per sanare questa situazione si è quindi tentato di intervenire, con l’emendamento in oggetto.
L’allarme
Il timore, denuncia più di qualcuno, è che questo intervento, con la netta suddivisione di costi assistenziali da quelli sociali, possa aprire la strada a conseguenze ancor più rilevanti per i cittadini in una futura applicazione della norma, col rischio che venga estesa anche a anche ai ricoveri ospedalieri, riabilitativi e di lungodegenza, oggi garantiti a tutti gratuitamente.
Al proposito, segnaliamo un ampio approfondimento sul tema, a cura di ANFFAS.
La preoccupazione della FISH
Nel merito, la FISH esprime forte preoccupazione per un intervento che potrebbe avere implicazioni gravi per i diritti dei soggetti vulnerabili, in particolare le persone con disabilità, e per il funzionamento del sistema sanitario nazionale.
Così il presidente FISH, Vincenzo Falabella: “Interventi normativi parziali e incerti, come quello proposto nell’emendamento in esame, rischiano di compromettere il rispetto di questi principi costituzionali. La nostra richiesta al legislatore è di valutare con attenzione gli effetti di tale proposta e di avviare un dibattito approfondito e costruttivo, al fine di giungere a una riforma organica e coerente del sistema sociosanitario. Una riforma che, in linea con i principi costituzionali, garantisca la piena tutela dei diritti delle persone con disabilità, senza lasciare spazio a interpretazioni ambigue o ingiustizie sistemiche che possano limitare l’accesso alle cure e ai servizi necessari.
“La salute e la tutela sociosanitaria delle persone con disabilità non possono essere messe in discussione con interventi normativi parziali e poco chiari. Chiediamo al legislatore di valutare attentamente gli impatti di questo emendamento e di aprire un confronto costruttivo, affinché si giunga a una riforma complessiva e coerente del sistema sociosanitario, che non intacchi i diritti delle persone più vulnerabili. È fondamentale che qualsiasi intervento legislativo in materia sanitaria e sociale rispetti e rafforzi i principi di universalità, equità e accessibilità, poiché solo in questo modo si potrà assicurare che ogni persona, indipendentemente dalle sue condizioni, abbia diritto alla stessa qualità di assistenza e protezione”.
AGGIORNAMENTO: qui un aggiornamento sulla questione
Redazione








