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    Novità assegno ordinario di invalidità: a chi spetta l’aumento

    Marzo 9, 2026

    La circolare INPS n. 20 del 25 febbraio 2026 recepisce la sentenza della Corte Costituzionale e amplia il diritto all’integrazione al trattamento minimo per molti beneficiari

    Arrivano importanti novità per i titolari di assegno ordinario di invalidità. Con la circolare n. 20 del 25 febbraio 2026, l’INPS ha fornito nuove indicazioni applicative dopo la sentenza n. 94 del 3 luglio 2025 della Corte Costituzionale, che ha stabilito la possibilità di integrare al trattamento minimo anche gli assegni ordinari di invalidità calcolati interamente con il sistema contributivo.

    La decisione rappresenta un cambiamento significativo rispetto al passato: fino a oggi, infatti, l’integrazione al minimo era riconosciuta soltanto agli assegni calcolati con sistema retributivo o misto

    Cos’è l’integrazione al minimo

    Ricordiamo che l’integrazione al minimo è un meccanismo previsto dalla normativa pensionistica italiana che serve a garantire ai pensionati un importo minimo mensile quando la pensione calcolata sulla base dei contributi versati risulta troppo bassa. In pratica, se l’assegno previdenziale è inferiore alla soglia minima stabilita ogni anno dallo Stato, l’INPS può aumentarlo fino al valore del trattamento minimo, a condizione che il beneficiario rispetti determinati requisiti reddituali.

    Cos’è il trattamento minimo

    Il trattamento minimo è l’importo minimo di pensione stabilito annualmente per legge. Se la pensione maturata è inferiore a questa cifra, l’INPS può integrarla fino a raggiungerla. Per capire il meccanismo, facciamo un esempio:

    Pensione calcolata 
    Trattamento minimo 
    Importo pagato
    420 €
    603 €
    603 €
    550 €
    603 €
    603 €
    650 €
    603 €
    650 € (nessuna integrazione)

    Quindi l’integrazione copre solo la differenza tra l’importo della pensione e il minimo stabilito.

    I limiti di reddito

    L’integrazione al minimo non spetta automaticamente a tutti: l’INPS la riconosce solo se il pensionato rientra in determinati limiti di reddito personale o familiare. In generale:

    • se il reddito personale è basso, l’integrazione può essere riconosciuta per intero
    • se il reddito è più alto ma comunque entro determinate soglie, può essere ridotta
    • se il reddito supera le soglie previste, non spetta

    Nel calcolo vengono considerati vari redditi del pensionato (ad esempio da lavoro, immobili, altre pensioni), mentre alcune voci possono essere escluse secondo le regole previdenziali.

    La sentenza della Corte Costituzionale e cosa cambia

    La svolta rispetto agli aventi diritto all’integrazione al minimo deriva dalla sentenza n. 94/2025 della Corte Costituzionale, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 9 luglio 2025 ed entrata in vigore dal giorno successivo. Nello specifico, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una norma della legge n. 335 del 1995 nella parte in cui escludeva l’applicazione dell’integrazione al minimo agli assegni ordinari di invalidità liquidati interamente con il sistema contributivo. 
    Con la circolare del 2026, l’INPS recepisce ufficialmente gli effetti della decisione e chiarisce che possono ottenere l’integrazione anche:

    • i titolari di assegno ordinario di invalidità calcolato interamente con il sistema contributivo;
    • chi ha esercitato l’opzione per il calcolo contributivo della pensione;
    • i beneficiari dell’assegno erogato dalla Gestione Separata.

    Quando spetta l’integrazione al trattamento minimo

    L’integrazione viene riconosciuta quando l’importo dell’assegno ordinario di invalidità risulta inferiore al trattamento minimo previsto dalla normativa pensionistica.
    Da segnalare che restano pienamente validi i limiti di reddito previsti dalla legge:

    • se il beneficiario supera le soglie reddituali stabilite, l’integrazione non spetta o viene meno;
    • l’importo dell’assegno viene quindi adeguato solo entro tali limiti.

    Indicativamente, il trattamento minimo pensionistico si colloca intorno a poco più di 600 euro mensili, valore che può variare annualmente con gli aggiornamenti.

    Decorrenza delle nuove regole

    La nuova disciplina si applica a partire dal 1° agosto 2025. Per ottenere l’integrazione è necessario che all’INPS siano stati comunicati i redditi rilevanti, anche tramite dichiarazione presuntiva. In caso contrario, il beneficiario deve presentare una domanda di ricostituzione reddituale, necessaria per consentire all’Istituto di ricalcolare la prestazione.

    Trasformazione in pensione di vecchiaia

    La circolare ricorda inoltre un principio già previsto dalla normativa previdenziale: l’assegno ordinario di invalidità si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi stabiliti dalla legge.
    Nel caso delle pensioni calcolate con il sistema contributivo:

    • la trasformazione non dà diritto all’integrazione al minimo;
    • l’importo della pensione non può comunque risultare inferiore a quello dell’assegno di invalidità percepito prima della trasformazione, al netto dell’eventuale integrazione.

    Riesame delle domande e nuovi criteri

    L’INPS ha chiarito anche come saranno trattate le domande relative all’integrazione al minimo. In particolare:

    • le domande presentate dopo la pubblicazione della sentenza saranno valutate con le nuove regole;
    • anche le richieste già presentate e ancora in lavorazione verranno riesaminate secondo il nuovo quadro normativo;
    • chi aveva ricevuto un diniego in passato può chiedere il riesame, purché non sia intervenuta una sentenza definitiva.

    In sintesi: cosa cambia per l’assegno ordinario di invalidità

    Aspetto
    Novità
    Integrazione al minimo
    Estesa anche agli assegni calcolati con sistema contributivo
    Beneficiari
    Inclusi titolari con opzione contributiva e Gestione Separata
    Decorrenza
    Dal 1° agosto 2025
    Requisiti
    Restano i limiti di reddito
    Domande respinte
    Possibile richiesta di riesame

    FAQ novità

    Chi può ottenere l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario di invalidità?

    Possono ottenerla anche i titolari di assegni ordinari di invalidità calcolati interamente con il sistema contributivo, inclusi coloro che hanno optato per questo sistema o che percepiscono l’assegno dalla Gestione Separata.

    Da quando si applicano le nuove regole?

    La nuova disciplina si applica dal 1° agosto 2025, purché siano stati comunicati i redditi rilevanti all’INPS.

    Serve presentare una domanda?

    Se i redditi sono già stati comunicati all’INPS, l’integrazione può essere riconosciuta automaticamente. In caso contrario, è necessario presentare una domanda di ricostituzione reddituale.

    Cosa succede quando si raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia?

    L’assegno ordinario di invalidità viene trasformato automaticamente in pensione di vecchiaia. Per le pensioni contributive, però, la trasformazione non comporta l’integrazione al minimo.

    Chi aveva ricevuto un diniego può ripresentare la richiesta?


    Sì. È possibile chiedere il riesame della domanda se non è intervenuta una sentenza definitiva.

    Redazione 

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