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    Inclusione lavorativa delle persone con disabilità ancora difficile in Italia

    Dicembre 30, 2025

    Dall’indagine Fondazione Studi – ANFFAS emerge che solo il 40% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo lavora, mentre il 30% è in cerca di un impiego. Solo il 5% di chi lavora ha un contratto full time

    La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in collaborazione con ANFFAS, ha diffuso un’anticipazione del dossier dedicato all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. Si tratta di una ricerca condotta su un campione di 492 famiglie che offre una fotografia utile del mondo del lavoro disabili in Italia, confermando purtroppo una tendenza già nota di scarsa occupazione.

    Lavora solo il 40%

    Secondo i dati raccolti, l’85% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo potrebbe lavorare: il 44,5% con sostegni minimi, il 23,7% con sostegni elevati, mentre il 17,2% è in grado di farlo in autonomia. Solo il 14,7% non può svolgere alcuna attività lavorativa. Eppure, nonostante queste potenzialità, il mondo del lavoro rimane ancora poco accessibile: solo il 40% di chi può lavorare è realmente occupato. Il 30% è ancora in cerca di lavoro, mentre il restante 30% è inattiva, principalmente per motivi di studio e di salute.

    Professioni: prevale il lavoro manuale

    Tra coloro che sono occupati, i dati mostrano una forte concentrazione nelle attività manuali (37,9%) e nei ruoli operai (20,5%), mentre sono meno comuni i lavori intellettuali (circa il 7%), nonostante un livello di istruzione medio-alto: il 43% ha un diploma e il 15% una laurea.

    I settori principali di impiego sono:

    • Turismo: 25,2%
    • Commercio: 19,1%
    • Pubblica Amministrazione: 13,7%
    • Terzo settore: 13%

    Contratti fragili e part time

    Quando le persone con disabilità intellettive lavorano, spesso lo fanno a tempo parziale: la ricerca rileva che solo il 5,4% lavora full time, inoltre, nel 40% dei casi il part time è imposto dall’azienda, non scelto dalla persona con disabilità. Anche sul fronte della tipologia di contratto, la stabilità occupazionale resta una rarità:

    • 28,5% ha un contratto a tempo indeterminato
    • 30,8% è tirocinante
    • 12,8% ha un contratto a termine

    L’accesso al lavoro: servizi poco usati e ostacoli culturali

    Solo il 55,3% delle persone in cerca di lavoro utilizza servizi pubblici o privati. Tra i più utilizzati: tirocini (68%), colloqui di orientamento (53%), supporto attivo alla ricerca (49%).
    Ma il vero ostacolo non è solo organizzativo: per il 50% delle famiglie il nemico numero uno è il pregiudizio, seguito dalla mancanza di servizi dedicati (34%) e da contesti lavorativi non preparati (33%).

    Cosa chiedono le famiglie

    Per favorire l’inclusione lavorativa, il campione indica priorità molto chiare:

    • Potenziare la figura del Disability Manager (49%)
    • Ampliare gli incentivi alle aziende che assumono persone con disabilità (47%)
    • Creare maggiori opportunità flessibili ma tutelate (38%)
    • Rafforzare i servizi per il lavoro (37%)

    Sul fronte dei servizi, i più utili da potenziare risultano coaching, supporto attivo alla ricerca e attivazione di contatti con aziende ed enti.

    Necessario ripensare il sistema

    Questa anticipazione del dossier conferma che il tema dell’occupazione e del lavoro per le persone disabili non è una questione di capacità individuale, ma di sistema: informazione, cultura, servizi, e soprattutto l’impegno delle imprese. Dove questi elementi funzionano, l’inclusione diventa realtà. Dove mancano, il lavoro resta una salita difficile.

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    Redazione

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