Fp Cgil sull’occuazione delle persone con disabilità: “178.328 persone potrebbero lavorare nella pubblica amministrazione ma, a causa delle disfunzioni del sistema, non riescono a farlo”
Il lavoro come strumento di autonomia, ma anche come spazio di costruzione dell’identità e di realizzazione personale. È questo il principio che ispira la normativa sull’occupazione obbligatoria delle persone con disabilità. Un principio che, tuttavia, nella pratica quotidiana del lavoro pubblico incontra ancora ostacoli strutturali, culturali e organizzativi.
Inserimento lavorativo e diritti: il confronto promosso da Fp Cgil
Di queste criticità si è discusso in un’iniziativa promossa dallaFp Cgil la scorsa settimana, per riportare al centro del dibattito pubblico le politiche per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità nella pubblica amministrazione. Focus dell’incontro, l’analisi delle difficoltà di accesso al lavoro pubblico, delle condizioni di inserimento e delle strategie necessarie per rafforzare l’efficienza del sistema e la tutela dei diritti.
All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni: Diego Seggi (Fp Cgil nazionale), Antonio Naddeo (presidente Aran), Valerio Talamo (Dipartimento Funzione pubblica), Marco Alparone (Comitato di settore delle Regioni – Sanità), Veronica Nicotra (segretaria generale Anci), Domenico Sabia (Fand) e Vincenzo Falabella (presidente nazionale Fish).
“Leggi avanzate, ma accoglienza insufficiente”
A mettere a fuoco il nodo centrale è stato Federico Bozzanca, segretario generale della Fp Cgil: «Assistiamo a grandi difficoltà nell’accesso al lavoro pubblico. Difficoltà che vanno superate investendo su quei temi che possono facilitare l’accesso alle strutture pubbliche». Secondo Bozzanca: «Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: le nostre pubbliche amministrazioni non stanno facendo ancora abbastanza. Abbiamo leggi bellissime, considerate anche tra le più avanzate in Europa. Assumiamo per dovere di legge, ma poi ci dimentichiamo di accogliere».
Le scoperture nella pubblica amministrazione
A confermare il divario tra norme e realtà sono i dati. «Nel decennio 2011-2021 si è registrato a livello globale un aumento considerevole delle persone con disabilità. Sono poche nel mercato del lavoro e vengono pagate meno, con un divario ancora più marcato per le donne», ha ricordato Bozzanca.
In Italia, secondo la XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99, nel 2023 le scoperture temporanee dichiarate erano pari a 178.328 posizioni, il 30,1% della quota di riserva complessiva. «Questo significa che 178.328 persone potrebbero lavorare nella pubblica amministrazione ma, a causa delle disfunzioni del sistema, non riescono a farlo», ha osservato il segretario della Fp Cgil.
La testimonianza: “sistemato in uno sgabuzzino”
Durante l’iniziativa sono emerse anche testimonianze dirette di famiglie e lavoratori. Alcuni genitori hanno raccontato le condizioni vissute da figli e figlie che, pur avendo vinto un concorso pubblico, si trovano in ambienti di lavoro tutt’altro che inclusivi. «Mio figlio è stato sistemato in una specie di sgabuzzino, di deposito di giocattoli rotti», ha raccontato Stefano Natalini, padre di un lavoratore pubblico con disabilità, offrendo uno spaccato concreto delle difficoltà che persistono oltre l’assunzione formale.
Le proposte: dati, accomodamenti e sportelli
Dal sindacato arrivano anche proposte operative. Secondo Bozzanca è necessario raccogliere dati puntuali sulla collocazione e sull’effettiva inclusione del personale con disabilità, comprendere come viene impiegato e in quali condizioni lavora, e prevenire il fenomeno delle dimissioni.
Tra le richieste: spazi dedicati e facilmente accessibili sui siti delle amministrazioni con informazioni, norme e contatti utili; pratiche efficaci per garantire accomodamenti ragionevoli, incluso l’accesso allo smart working e al telelavoro, che «devono essere una scelta di libertà e autonomia, non un confino domiciliare». Centrale anche il coinvolgimento degli organismi paritetici per l’innovazione e la creazione, a livello territoriale, di sportelli di ascolto per lavoratori e famiglie, contro il mobbing e per la conciliazione tra cure e carriera.
Dal diritto formale al diritto sostanziale
A chiudere i lavori è stata Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale della Cgil, che ha richiamato il quadro più ampio delle disuguaglianze nel mercato del lavoro italiano. «Non basta più fermarsi al dato quantitativo: senza un’analisi qualitativa non possiamo dire che la condizione reale delle persone con disabilità stia cambiando».
Gabrielli ha posto l’accento sulla necessità di un cambio di approccio: passare dal diritto formale al diritto sostanziale al lavoro, affrontare il disallineamento tra le procedure di collocamento previste dalla legge 68/99 e le nuove misure introdotte dal decreto legislativo 62/2024, rafforzare il ruolo dei Centri per l’impiego e della pubblica amministrazione. «La qualità costituzionale dell’amministrazione – ha concluso – si misura anche da come si produce realmente inclusione».
Redazione











