In Italia i caregiver di familiari con disabilità sono quasi 8 milioni. Ma manca ancora una legge che li sostenga e li riconosca, nonostante il loro ruolo cruciale e i costi sociali altissimi che sono costretti a pagare
Una legge che ridia dignità, forze, sostegno, futuro ma anche un presente a chi assiste quotidianamente familiari con gravi disabilità o non autosufficienti: è questo che si chiede ad uno Stato che riconosca il peso enorme sulle spalle di quasi 8 milioni di cittadini italiani caregiver familiari – queste le stime.
Una legge che, invece, a livello centrale, tarda ad arrivare. Tanto che nel frattempo diverse Regioni si sono mosse individualmente, approvandone di regionali, ma lasciando un buco normativo da colmare al più presto.
Dare attuazione a quanto previsto dalla riforma
Richiama all’urgenza di una legge sul riconoscimento e il sostegno dei caregiver familiari anche il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, chiedendo un’urgente e piena attuazione della Legge 33/2023, la riformadel sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti, che include il riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari.
Ricordiamo infatti che così recita il comma 3 dell’articolo 5:
“al fine di sostenere il processo di progressivo ed equilibrato miglioramento delle condizioni di vita individuali dei caregiver familiari, comunque nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, prevedere:
1) la ricognizione e la ridefinizione della normativa di settore;
2) la promozione di interventi diretti alla certificazione delle competenze professionali acquisite nel corso dell’esperienza maturata (…)”.
8 milioni di caregiver familiari in Italia
Ricorda il network di associazioni che in Italia sono quasi 8 milioni le persone – familiari o amici – che forniscono cura a persone care disabili o non autosufficienti. Di queste, 2,3 milioni lo fanno per oltre 20 ore settimanali, e due terzi non vivono nemmeno nella stessa abitazione. Un universo spesso non conosciuto dai servizi e poco ascoltato nei suoi bisogni, eppure essenziale per garantire l’assistenza quotidiana a circa 4 milioni di persone non autosufficienti,
Rischio di burnout
Ma il costo di questo sistema di cura è, per i caregiver, altissimo: problemi di salute, perdita del lavoro, isolamento sociale, impoverimento, oltre a un isolamento pericoloso.
Per questo, secondo il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, è fondamentale offrire riconoscimento, accompagnamento e supporti strutturali coerenti con i bisogni della persona assistita. E ancora, servono interventi e servizi mirati alla prevenzione del burnout, attraverso informazione, formazione, sostegno psicologico, attività di sollievo e strumenti per la conciliazione con studio e lavoro.
Tutelare i caregiver per assicurare un sistema di cura a lungo termine
“Dal momento della diagnosi di non autosufficienza deve attivarsi un sistema di servizi capace di leggere i bisogni sia di chi riceve sia di chi presta cura. Il caregiver è una componente imprescindibile di un sistema di cura a lungo termine, una risorsa preziosa da tutelare, valorizzare e sostenere anche nel mantenimento di un equilibrio tra la cura e le proprie esigenze di vita”.
“Un sistema di cura a lungo termine, che coniughi assistenza domiciliare, semi-residenzialità e residenzialità di qualità, passa necessariamente anche dal sostegno ai caregiver familiari. In tale ottica, è fondamentale dare attuazione alla Legge di riforma sulla non autosufficienza (L.33/2023)”, precisa il Patto.
E’ urgente una legge nazionale per i caregiver
Come detto, sono 12 le Regioni italiane che hanno approvato una normativa sul sostegno ai caregiver familiari, a partire dalla L.R 2/14 della Regione Emilia-Romagna. “Ma senza un quadro normativo nazionale restano interventi incompleti e parzialmente efficaci. In Parlamento sono depositate numerose proposte di legge sul riconoscimento del ruolo dei caregiver: è il momento di approvare una legge organica nazionale”., conclude il network di associazioni.
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