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    Patologie correlate alla disfagia

    Giugno 19, 2017
    IL DISTURBO DELLA DEGLUTIZIONE: LA DISFAGIA

    PATOLOGIE CORRELATE ALLA DISFAGIA

    La disfagia dipende in larga misura da patologie neurologiche o neuromuscolari proprio perché la persona che presenta questo disturbo ha delle mancanze o delle menomazioni nel controllo dei movimenti muscolari da parte del sistema nervoso oppure ha dei deficit nella forza e nel tono muscolare dei muscoli preposti alla deglutizione.
    Spesso è anche una conseguenza di patologie traumatiche (trauma cranio-encefalico), di tipo vascolare come ictus, vasculopatie cerebrali o di neoplasie (tumori), specie al collo, che colpiscono esofago o trachea.
    Ne sono colpiti tanto gli adulti quanto i bambini e i neonati anche se i soggetti più a rischio sono gli anziani anche qualora non riportino alcuna delle patologie sopracitate, soprattutto se di età superiore agli 80 anni.

    Per quanto riguarda le patologie vascolari, neurologiche o neuromotorie più diffuse troviamo:
    ictus, ischemie, trombosi
    – sindrome post poliomelite
    – paralisi cerebrale o traumi ed emorragie cerebrali
    vasculopatie cerebrali involutive (mancato apporto di sangue al cervello)
    – lesioni a carico del midollo spinale
    demenza senile o morbo di Alzheimer
    – morbo di Parkinson
    Sclerosi Multipla o Sclerosi Laterale Amiotrofica
    – distrofia muscolare
    – tumori nelle vie alte digestive e/o respiratorie, tumori al cervello
    – diverticoli faringei (ripiegamenti della mucosa)
    malattie reumatiche o muscolari o osteoarticolari degenerative
    – miastenia grave (debolezza muscolare)
    – malattie del motoneurone
    – traumi cervicali o vertebrali, nonché e soprattutto cerebrali
    anche senza una particolare patologia ma per degenerazione e invecchiamento dei muscoli (per quanto riguarda gli anziani)
    – esiti d’interventi di radio/chemio terapia locali
    – esiti negativi post operazioni chirurgiche
    – reazioni avverse a certi farmaci
    – malattie infettive o autoimmuni che colpiscono il sistema nervoso
    – in presenza di cannula tracheostomica o per danno delle corde vocali a seguito di un’intubazione

    Tutti questi quadri clinici comportano solitamente la disfagia più comune, quella orofaringea.

    Se invece il problema della difficoltà a deglutire risiede nell’esofago, per cui la prima parte della deglutizione avviene correttamente ma poi il bolo non riesce a scendere lungo l’esofago, allora si parla di disfagia esofagea e le patologie interessano l’esofago stesso.
    Spesso in questi casi vi sono:
    tumori all’esofago o infiammazioni di vario tipo
    acalasia, cioè perdita progressiva della peristalsi esofagea e cattivo funzionamento dello sfintere (la valvola che collega l’esofago allo stomaco)
    riduzione della forza muscolare dell’esofago e mancata coordinazione dei movimenti involontari a causa dell’invecchiamento
    – pseudodiverticolosi spastica, cioè scoordinate contrazioni dell’esofago
    – restringimento della cavità esofagea a seguito di tumori all’esofago o grave malattia da reflusso gastroesofageo

    Anche i neonati e i bambini possono essere affetti da disfagia soprattutto se:
    – nati prematuramente
    – nati con complicanze durante il parto
    – nati con malformazioni congenite all’apparato digerente o respiratorio
    – con problemi motori o neurologici
    – colpiti da patologie che ne hanno compromesso lo sviluppo
    – colpiti da paralisi cerebrale, meningite…

    In alcuni casi, poi, la disfagia è solo un autoconvincimento non correlato ad alcuna patologia che aumenta con lo stress e l’ansia (si pensi a chi si rifiuta di ingoiare i medicinali in compresse ad esempio).

    COME SI CURA LA DISFAGIA

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