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    Patente speciale e mobilità: limiti e sfide del Prontuario per la Guida delle persone con disabilità

    Gennaio 26, 2026

    Il Prontuario fornisce indicazioni aiutando a capire quali adattamenti auto siano compatibili e prescrivibili in caso della specifica disabilità o condizione del guidatore– che sia l’amputazione d’arto inferiore, una paraplegia o a una tetraplegia, ad esempio

    La mobilità non può essere ridotta a una questione puramente tecnica, ma è un diritto fondamentale legato all’autonomia, alla partecipazione sociale e alla qualità della vita di tutti i cittadini. In Italia, sono oltre 260.000 le persone titolari di patente speciale: nonostante ciò, per anni, l’iter per avere la possibilità di guidare un veicolo adattato è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli, segnato da disomogeneità territoriali, interpretazioni e vuoti normativi in grado di creare notevoli disuguaglianze. È in questo contesto che si inserisce il Prontuario Adattamenti per la Guida delle persone con disabilità, promosso da ANGLAT e approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2023, oggi al centro di un importante aggiornamento e di programmi di formazione a livello nazionale.

    Un vuoto normativo durato anni

    Come spiega il presidente nazionale di ANGLAT Claudio Puppo, il documento nasce per colmare una lacuna storica: “L’articolo 119, comma 10, del Codice della Strada – ricorda – prevedeva un Comitato Interministeriale con il compito di supportare le Commissioni Mediche nella valutazione delle patologie e nell’abbinamento corretto con gli adattamenti di guida. Con il Governo Monti quel Comitato è stato chiuso e non più riattivato: da un giorno all’altro le Commissioni Patenti e gli ingegneri della Motorizzazione si sono trovati senza un interlocutore tecnico ufficiale”.

    Nel frattempo, la tecnologia ha continuato a evolversi, introducendo i codici unionali armonizzati, che definiscono adattamenti di guida validi in tutta Europa. Il nuovo Prontuario è nato proprio per tradurre questa evoluzione in uno strumento operativo chiaro e condiviso.

    Una guida tecnica per evitare disparità ed errori

    Il documento fornisce indicazioni puntuali con l’obiettivo di garantire equità prescrivendo, ad esempio, quali adattamenti siano compatibili e prescrivibili in caso di amputazione ad un arto inferiore, o se la patologia corrisponde a una paraplegia o a una tetraplegia: “Il Prontuario – prosegue – offre una serie di adattamenti standardizzati che permettono agli ingegneri, di fronte a patologie definite, di non commettere errori. È una guida tecnica che consente anche, nei casi più complessi, di decidere se effettuare una prova di guida o prescrivere specifici dispositivi”.
    Una novità rilevante riguarda proprio le patologie gravi e complesse: tetraplegia, distrofia muscolare, sclerosi multipla, focomelia severa. Qui, l’ingegnere è chiamato a lavorare in sintonia con la Commissione Medica, individuando adattamenti altamente personalizzati in base alle capacità residue della persona; grazie al Prontuario, gli incaricati hanno la possibilità di decidere in autonomia se sottoporre il candidato ad un esperimento di guida o se prescrivere un ausilio piuttosto che un altro.

    Formazione e simulazione di guida

    ANGLAT, che da 45 anni opera su questi temi, ha ricevuto l’incarico di occuparsi della formazione degli ingegneri e delle Commissioni Patenti. In sinergia con le Motorizzazioni, l’associazione ha promosso incontri specifici rivolti anche ai presidenti delle Commissioni Mediche Locali, per spiegare come leggere correttamente il nuovo disciplinare tecnico ed evitare interpretazioni improprie.

    In questo percorso si inserisce anche l’attività del Centro Superiore per la Mobilità Integrata – CSIMA: si tratta di una struttura, con sede presso il Ministero dei Trasporti a Roma, incaricata di valutare in modo scientifico le capacità residue: forza applicabile sul freno, durata dello sforzo e coordinazione degli arti, grazie a simulatori di guida avanzati. I dati raccolti non sostituiscono la valutazione medica, ma vengono inviati alla Commissione Patenti con l’obiettivo di rafforzare l’analisi con elementi oggettivi, perfezionando la semplice osservazione.

    Il percorso può includere fino a mezz’ora di guida su simulatore e, se superata la prova, l’accesso a veicoli adattati con istruttore in ambiente protetto. L’obiettivo è arrivare a una valutazione di idoneità più equa e attendibile, che ANGLAT intende estendere progressivamente aprendo nuove sedi in altre aree d’Italia, garantendo pari opportunità di accesso alla guida su tutto il territorio nazionale.

    Costi, fiscalità e diritti da implementare

    Oltre al tema tecnico, resta aperta anche la questione economica, visto l’alto costo delle soluzioni per gli adattamenti. Se per un paraplegico il costo medio di adattamento del proprio mezzo può aggirarsi intorno ai 7.000 euro, infatti, per sistemi più complessi che richiedono joystick, sollevatori e furgoni attrezzati si può arrivare a superare i 100.000 euro, cifre insostenibili per moltissime persone e famiglie: “In questi casi, ANGLAT interviene – aggiunge ancora Puppodialogando con le istituzioni per soluzioni ad hoc che, nel medio periodo, garantiscono anche risparmi sui servizi di trasporto pubblico assistito”.

    Sul fronte fiscale, l’associazione sta lavorando per aggiornare detrazioni e criteri fermi da oltre trent’anni, ormai non più coerenti con il costo reale della vita e delle tecnologie assistive: Le detrazioni Irpef per l’acquisto di veicoli adattaticontinuasono bloccate a 18.000 euro dal 1992, mentre la soglia per essere considerati fiscalmente a carico è ferma a poco più di 2.800 euro dal 1995-96: importi che allora equivalevano a più stipendi, ma che oggi rappresentano appena uno stipendio mensile”.

    Verso criteri unici nazionali

    Il 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, ANGLAT ha presentato a Palazzo Chigi, nell’ambito del Piano d’azione dell’Osservatorio Nazionale, alcune proposte chiave: tra queste, criteri unici nazionali per il rilascio del contrassegno disabili, oggi ancora troppo dipendenti da valutazioni territoriali disomogenee, ma anche altri argomenti come la mobilità privata e il trasporto ferroviario e aereo: “Vorremmo – conclude Puppo – fare in modo che una persona con Sindrome di Down possa avere il contrassegno che gli spetta senza discriminazioni territoriali”.

    In questo contesto, il Prontuario e i suoi aggiornamenti rappresentano un cambio di paradigma, fornendo non solo uno strumento tecnico-amministrativo, ma un tassello fondamentale per costruire una mobilità realmente accessibile, equa e basata su diritti uniformi, in cui la disabilità non sia più un ostacolo all’autonomia, ma una condizione da accompagnare con competenza, tecnologia e responsabilità istituzionale.

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    Marco Berton

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