Dalle tecnologie assistive ai bias degli algoritmi, tutte le opportunità e i rischi dell’utilizzo dell’IA con ricerche, progetti e buone pratiche già avviate. Molto, se non tutto, dipenderà dal coinvolgimento delle persone con disabilità
Tra consapevolezza e retorica, la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità appena trascorsa rappresenta sempre un’occasione importante per fare il punto della situazione su diritti, partecipazione e accessibilità. Quest’anno, come non mai, c’è un tema in particolare che attraversa con forza il dibattito: il ruolo dell’intelligenza artificiale nel futuro dell’inclusione, soprattutto in quella lavorativa. Da questo assunto si crea, però, una domanda: l’IA è un’alleata dell’autonomia o rischia di trasformarsi in una barriera nuova, ma più subdola perché nascosta all’interno di un algoritmo?
Intelligenza artificiale e disabilità: opportunità e rischi
La velocità con cui l’IA sta entrando nei processi formativi, nei servizi, nella comunicazione e nelle professioni è impressionante. Per molte persone con disabilità questa trasformazione potrebbe rappresentare un’opportunità reale grazie a strumenti più accessibili, adattamenti personalizzati, nuove modalità di lavoro e collaborazione. Allo stesso tempo, però, la crescente automazione dei processi di selezione e valutazione del personale potrebbe introdurre discriminazioni invisibili che non saremmo sempre in grado di intercettare.
Prima di addentrarci nel tema, occorre partire da un’evidenza: in Italia, il tasso di occupazione delle persone con disabilità risulta ancora troppo basso, dato che limita l’autonomia, la piena partecipazione e l’autodeterminazione. Secondo il rapporto Rapporto sul Mercato del Lavoro e la Contrattazione Collettiva elaborato dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) nel 2023, solamente il 33% delle persone con disabilità grave in età lavorativa risultavano occupate, percentuale che saliva al 57% in caso di disabilità meno impattanti; tra le cause, sono state individuate barriere architettoniche, culturali e tecnologiche, ma anche una carenza di politiche attive del lavoro.
Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale potrebbe intervenire: secondo il 37° Rapporto Eurispes, infatti, gli strumenti digitali e l’IA hanno la potenzialità di essere un utile supporto per l’inclusione nel mondo della formazione e del lavoro. Una prospettiva messa in luce anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) attraverso il suo Global Business and Disability Network, che nell’affrontare l’argomento ha sottolineato la positiva applicazione dell’IA nel campo dell’accessibilità, mettendo però in guardia dal suo utilizzo per assumere, valutare o filtrare i candidati con disabilità. Il rischio di rafforzare l’esclusione, infatti, è alto quando i sistemi sono progettati su profili “standard” che non considerano percorsi professionali differenti, accomodamenti ragionevoli o modalità alternative di svolgere una mansione.
L’IA al servizio del lavoro delle persone con disabilità: alcune applicazioni concrete
Esempi virtuosi di utilizzo dell’intelligenza artificiale al servizio del lavoro delle persone con disabilità non mancano. A proposito, esistono già strumenti che migliorano la qualità della vita e il livello di autonomia. Tra questi segnaliamo:
- Sistemi di riconoscimento vocale e assistenti digitali;
- Tecnologie “text-to-speech” e comunicazione aumentata;
- Soluzioni di computer vision per leggere l’ambiente, riconoscere testi e oggetti;
- Intelligenze artificiali che interpretano immagini, movimenti o segnali non verbali.
In Italia, un’esperienza significativa è quella di AI for Inclusion, hackaton promosso da Microsoft Italia e Politecnico di Milano in grado di stimolare la progettazione di soluzioni accessibili basate sull’IA. Tra i progetti premiati figura la “Piattaforma Video” di INAIL, nata per rendere più fruibili i contenuti digitali.
Un altro fronte riguarda il lavoro digitale come occasione di partecipazione. Su questo aspetto è attiva, tra le altre, la fondazione ASPHI Onlus (Accessibilità e Sostenibilità Digitale delle Persone con Disabilità per Habitat Inclusivi). L’organizzazione, in particolare, è impegnata nell’ideazione e nella progettazione di soluzioni inclusive attraverso il coinvolgimento diretto di persone con disabilità in qualità di formatrici, progettiste e consulenti.
L’IA che rischia di escludere con bias e decisioni automatizzate
Insieme alle evidenti opportunità, il rovescio della medaglia propone anche criticità reali. Alcuni studi recenti, infatti, mettono in luce come diversi modelli di IA utilizzati nei processi di selezione del personale tendano a sfavorire chi presenta condizioni non considerate come standard, risultando a tutti gli effetti come sistemi abilisti.
La ricerca ABLEIST: Intersectional Disability Bias in LLM-Generated Hiring Scenarios (ottobre 2025) segnala, ad esempio, come molti modelli linguistici generino valutazioni discriminatorie verso candidati con disabilità, soprattutto quando si intrecciano altri fattori come genere, origine etnica o condizione socioeconomica, portando a una discriminazione multipla.
L’analisi Tackling Algorithmic Disability Discrimination in the Hiring Process (2022) sottolinea altresì la necessità di regolamentare gli algoritmi di selezione, perché senza supervisione umana, audit etici e trasparenza nei criteri si rischierebbe di costruire modelli discriminatori che filtrano candidature in modo arbitrario e non contestabile.
Per una persona con disabilità che cerca lavoro, questo potrebbe tradursi in un ostacolo invisibile, soprattutto nel caso di un algoritmo che valuti un profilo come non idoneo senza lasciare traccia né possibilità di replica.
Progettare con le persone con disabilità: la Carta di Solfagnano
La Carta di Solfagnano, elaborata durante il G7 sulle disabilità dello scorso anno, è molto chiara a riguardo: le nuove tecnologie, intelligenza artificiale compresa, devono essere progettate coinvolgendo direttamente le persone con disabilità, non solo come utenti finali ma anche come interlocutori attivi, dalla fase di ideazione fino alla valutazione.
È un principio che molte realtà del terzo settore – e non solo – sostengono da anni. Un approccio partecipativo, infatti, consente di evitare l’introduzione di bias e di costruire strumenti migliori per tutti. Le esperienze citate in precedenza dimostrano come questa strada sia tutt’altro che un’utopia: è già percorribile, purché ci sia una volontà condivisa.
Sfide aperte e prospettive future
Nonostante i progressi, secondo gli esperti restano alcuni nodi cruciali, che elencheremo di seguito:
- Diffusione limitata delle tecnologie assistive: servono investimenti e una strategia di lungo periodo;
- Trasparenza negli algoritmi di selezione: le decisioni automatizzate devono essere comprensibili e verificabili.
- Formazione culturale oltre che tecnica: sviluppatori, aziende e istituzioni devono considerare l’accessibilità un requisito, non un optional;
- Coinvolgimento diretto delle persone con disabilità: nessuna tecnologia può dirsi inclusiva senza la partecipazione di chi la utilizzerà.
Un appello oltre il 3 dicembre
La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità ci invita a guardare avanti con consapevolezza e responsabilità, tralasciando la retorica. Proprio per questo, anche noi siamo convinti che non basti introdurre l’IA nei processi per definirsi realmente innovativi: occorre, insieme ad un progresso tecnologico sostenibile, mettere al centro le persone, i loro bisogni, le loro competenze e i loro diritti. L’intelligenza artificiale può davvero essere un’alleata dell’inclusione, soprattutto a livello lavorativo, ma questo dipende dalle scelte che facciamo oggi. Dalla trasparenza, dall’etica, dalla partecipazione e dalla volontà collettiva di promuovere pari opportunità.
Su questo argomento leggi anche:
Disabilità e intelligenza artificiale: prospettive di una legge
Marco Berton










