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    Badanti e caregiver. Ecco le linee guida ufficiali per la loro formazione

    Novembre 10, 2025

    Il documento, adottato con decreto interministeriale, istituisce uno standard nazionale per formare e certificare badanti, caregiver e assistenti familiari

    Il 19 settembre scorso è stato pubblicato il decreto interministeriale del 19/9/25, firmato dal Ministro del Lavoro Politiche Sociali, dai Ministeri Istruzione e Università, che adotta le Linee guida nazionali concernenti la definizione degli standard formativi degli assistenti familiari impegnati nelle attività di supporto e assistenza alle persone anziane non autosufficienti.

    Riferimenti normativi

    Nello specifico, le linee guida definiscono in maniera omogenea e per tutto il territorio italiano gli standard professionali e formativi di riferimento per l’attuazione di percorsi formativi per badanti, caregiver e assistenti familiari che si occupano di persone non autosufficienti e disabili. Si tratta del provvedimento che dà prima attuazione alla riforma sulla non autosufficienza, ovvero alla legge delega n. 33/2023 e al successivo decreto legislativo n. 29/2024 in materia di politiche a favore delle persone anziane non autosufficienti.

    Obiettivi delle linee guida

    Lo scopo, quindi, è quello di migliorare e rendere omogenea l’offerta formativa per le professioni di cura, provvedendo anche a riconoscere la qualifica professionale di assistente familiare, pur senza creare un albo o una professione regolamentata, ma fissando standard comuni per riconoscere competenze e percorsi formativi, così da favorire anche la spendibilità del titolo acquisito, anche in regioni diverse.
    Le linee guida intendono anche valorizzare le competenze già acquisite, anche da parte di caregiver familiari non professionisti.

    Contenuti delle linee guida

    Chi è l’assistente familiare

    Nelle linee guida, per assistente familiare si intende la persona che:

    • assiste anziani o persone con disabilità nel loro domicilio;
    • cura l’igiene personale e dell’ambiente domestico;
    • aiuta nella somministrazione dei pasti e nell’assunzione dei farmaci;
    • offre supporto emotivo e relazionale;
    • segnala eventuali variazioni nelle condizioni di salute dell’assistito;
    • può, se delegato, gestire piccoli acquisti o pratiche amministrative;
    • lavora come dipendente di una famiglia o tramite agenzia di lavoro.

    Gli standard nelle 6 aree

    Le linee guida fissano gli obiettivi formativi, gli esiti di apprendimento e l’articolazione delle competenze in sei aree;
    – tecnico-professionali;
    – salute e sicurezza;
    – personali e sociali;
    – imprenditoriali;
    – digitali;

    -linguistiche.

    Potremmo quindi riassumere così le competenze dell’assistente familiare:

    Area
    Contenuto
    Riferimenti europei
    a) Tecnico-professionali
    Attività pratiche di assistenza, igiene, alimentazione, movimentazione, comunicazione, ecc.
    Atlante del lavoro (ADA.20.02.01)
    b) Salute e sicurezza
    Primo soccorso, conoscenza delle principali patologie croniche e disabilità, prevenzione domestica
    Normativa nazionale
    c) Personali e sociali
    Empatia, autoregolazione, comunicazione, collaborazione
    Quadro europeo LifeComp
    d) Imprenditività
    Iniziativa, lavoro di gruppo, gestione dell’incertezza
    Quadro europeo EntreComp
    e) Digitali
    Uso di strumenti digitali di base e comunicazione con servizi e familiari
    Quadro europeo DigComp (livello 3)
    f) Lingua italiana
    Comprensione e scrittura almeno a livello B1
    QCER lingue

    La qualificazione corrisponde al livello 2 del Quadro europeo delle qualifiche (EQF), che indica un profilo operativo con competenze pratiche e autonomia limitata.

    Organizzazione della formazione

    Le linee guida prevedono che sia necessario seguire un corso minimo di 70 ore, tra parte tecnica e pratica.
    Possono poi aggiungersi anche moduli di lingua italiana e di competenze digitali, in base ai bisogni.
    E’ prevista la possibilità di effettuare una parte in modalità a distanza (massimo 59% della durata), ma con esercitazioni pratiche obbligatorie in presenza (es. movimentazione, primo soccorso).

    Vengono riconosciuti crediti a coloro che possiedono certificazioni affini o esperienze pregresse. Chi possiede già la certificazione UNI 11766:2019 (standard tecnico volontario per colf, badanti e baby-sitter) potrà vedersi riconosciute le competenze equivalenti, senza dover ripetere l’intero percorso formativo.

    Requisiti di accesso

    Per iscriversi ai corsi sono richiesti:

    • età minima 18 anni;
    • conoscenza dell’italiano a livello A2 (per stranieri: anche permesso di soggiorno valido).

    Rilascio della certificazione

    Una volta completato il percorso formativo, viene rilasciata dalle Regioni o Province autonome, secondo il D.Lgs. 13/201, la certificazione professionale. Superate le prove, si ottiene il certificato di qualificazione professionale o singoli certificati di competenze, che sono validi in tutta Italia.

    Gli assistenti qualificati possono poi essere iscritti negli elenchi regionali previsti dal D.Lgs. 29/2024.

    Attuazione delle linee guida e avvio dei corsi

    Come detto, le linee guida stabiliscono uno standard nazionale, ma la loro attuazione, con l’avvio della formazione vera e propria, spetta alle Regioni, che avranno 8 mesi di tempo per avviare i corsi e allinearsi a quanto stabilito dal documento.

    Al proposito, il presidente di Fidaldo (Federazione Italiana Datori di Lavoro Domestico), Andrea Zini, dichiara: “Se INAPP tradurrà rapidamente le indicazioni in strumenti operativi, Regioni ed enti potranno partire subito: molte hanno già avviato corsi affini e questo passaggio consente di uniformare e innalzare la qualità”.

    Ricorda inoltre Zini che in parallelo sono già attivi, con le parti sociali, percorsi per la certificazione delle competenze secondo la UNI 11766:2019, rilasciata da Ebincolf, organismo accreditato. “La convergenza tra standard formativi nazionali e certificazione accreditata è il binario giusto: trasparenza per le famiglie, riconoscimento per chi lavora e portabilità delle competenze su tutto il territorio” conclude Zini.

    Per approfondire

    Il testo delle linee guida

    Redazione

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