Platea molto ristretta ma anche bassa adesione per una misura che avrebbe dovuto rinforzare l’indennità di accompagnamento
Nella Giornata Internazionale del Lavoro Domestico, Fidaldo lancia l’allarme. Il presidente Andrea Zini: “La misura per l’assistenza agli anziani non decolla. Servono regole più eque e meno burocrazia”Roma, 16 giugno – In occasione della Giornata Internazionale del Lavoro Domestico, celebratasi il 16 giugno, la Federazione Italiana dei Datori di Lavoro Domestico mette in guardia da quello che viene definito un rischio concreto: il fallimento della Prestazione Universale per la non autosufficienza, la misura introdotta dalla Legge 33/2023 per superare i limiti dell’attuale indennità di accompagnamento.
Pochi beneficiari
Il primo punto debole a essere evidenziato è, come fin dall’avvio della sperimentazione della misura partita a gennaio, la ristretta platea dei potenziali beneficiari: si tratta infatti di soli 25-30 mila anziani non autosufficienti, a fronte di un totale stimato in oltre 4 milioni nel 2023.
Bassa adesione e fondi inutilizzati
Il secondo punto debole evidenzia invece l’insuccesso della misura: Fidaldo segnala che, secondo le prime rilevazioni dei patronati, il tasso di adesione risulta essere estremamente basso. In conseguenza di ciò,gran parte dei 500 milioni di euro stanziati per il biennio 2025-2026 rischia di restare inutilizzata.
I punti deboli della misura
La Prestazione Universale prevede un’erogazione economica in due versioni: una base, libera e non tracciata (sul modello dell’indennità attuale), e una potenziata, vincolata all’utilizzo di servizi forniti da operatori regolarmente assunt. Proprio quest’ultima, pensata per incentivare l’emersione del lavoro nero, resta inapplicata a causa di vincoli troppo rigidi, segnala Fidaldo. Secondo la federazione, a scoraggiare le famiglie sono soprattutto:
– i requisiti selettivi,
– l’incompatibilità con altri sussidi regionali e
– una struttura complessa e poco chiara.
“Un cortocircuito in un sistema già fragile: il settore domestico in Italia conta circa 2 milioni di lavoratori, di cui quasi la metà impiegati in modo irregolare”, evidenzia la federazione.
Criteri da rivedere
“Pur nata con buone intenzioni – dichiara Andrea Zini, presidente di Fidaldo – la misura rischia di essere disertata proprio da chi ne avrebbe più bisogno. Serviva un cambio di passo, invece ci troviamo di fronte a un’occasione mancata. Così non si sostiene l’assistenza regolare, né si combatte davvero il lavoro nero. E a pagarne il prezzo sono ancora una volta le famiglie. È quindi opportuno che si rivedano i criteri della misura, prima che si perda definitivamente la fiducia delle famiglie. È in gioco la sostenibilità del nostro sistema di assistenza e, soprattutto, la dignità di chi ogni giorno si prende cura dei più fragili”.
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