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    Superamento di periodo di comporto per malattia: quando non vale il licenziamento

    Maggio 27, 2025

    La Cassazione conferma l’obbligo di preavviso al lavoratore, se previsto dal CCNL

    Torniamo ad occuparci di periodo di comporto e superamento del limite massimo dei giorni di assenza per malattia oltre i quali il datore di lavoro può legittimamente licenziare un dipendente.

    Periodo di comporto
    Ricordiamo innanzitutto che il periodo di comporto è il numero massimo di giorni nei quali un lavoratore può essere assente per malattia. Oltre quel numero, può scattare il licenziamento legittimo da parte del datore di lavoro. Questo diritto è previsto dall’articolo 2110 del Codice Civile, ma la sua applicazione è disciplinata poi dai singoli contratti collettivi.

    Le specificità dei singoli contratti collettivi
    A tale proposito, segnaliamo una recente ordinanza della Corte di Cassazione (la n. 12293 del 9 maggio 2025) che è entrata nel merito di un licenziamento per superamento di periodo di comporto, dichiarato però illegittimo per una clausola contenuta nel CCNL del lavoratore licenziato.

    Il caso
    Nel caso specifico, un lavoratore era stato licenziato per aver superato il limite massimo di assenze per malattia, che per il suo contratto collettivo (CCNL Industria Calzature, ndr), è fissato a 13 mesi nel triennio. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento, confermando peraltro la sentenza della Corte d’Appello di Venezia, poiché da parte del datore del lavoro non era stato rispettato l’obbligo di informare il lavoratore almeno un mese prima della scadenza di tale periodo. Tale comunicazione era stata omessa o effettuata tardivamente, ossia dopo la scadenza del comporto. 

    La ratio invece che prevede una comunicazione un mese prima della scadenza è quella di porre il lavoratore nelle condizioni di determinarsi in relazione ad ogni ulteriore evoluzione della propria condizione, consentendogli eventualmente di valutare altre opzioni (ferie, aspettativa) a cui, una volta superato il quel limite temporale, non avrebbe più modo di accedere.

    Osservazioni
    Nella sua sentenza, la Corte ribadisce che in assenza di qualsiasi obbligo previsto dalla contrattazione collettiva, il datore di lavoro non ha l’onere di avvertire preventivamente il lavoratore della imminente scadenza del periodo di comporto per malattia al fine di permettergli di esercitare eventualmente la facoltà di chiedere tempestivamente un periodo di aspettativa. Ma se nel contratto questo è previsto, il licenziamento si configura come illegittimo.

    Periodo di comporto e congedo straordinario
    Sempre in tema di periodo di comporto, ricordiamo una ulteriore sentenza della Corte di Cassazione (stavolta del 2019) riguardante invece il periodo di congedo straordinarioper assistenza di familiari disabili con Legge 104.

    In questo caso, invece, la Cassazione ha stabilito che nel periodo di comporto vanno inseriti anche i giorni coperti da congedo straordinario per assistere un familiare con grave handicap, se la richiesta di tale congedo non è stata preventivamente comunicata al datore di lavoro.
    In quel caso, infatti, l’azienda aveva inserito anche il periodo di congedo straordinario, che l’INPS aveva regolarmente concesso al lavoratore per l’assistenza di un familiare disabile, ma che non era stato comunicato al datore di lavoro.

    Per approfondire

    Testo Ordinanza 09 maggio 2025, n. 12293p

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    Redazione

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