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    Un anziano su 4 rinuncia alle cure di cui avrebbe bisogno

    Novembre 26, 2024

    I numeri della Sorveglianza Passi d’Argento dell’ISS mettono in luce le difficoltà della popolazione anziana, anche con patologie croniche, a sottoporsi a visite ed esami

    Ci sono motivazioni che toccano le difficoltà logistiche ed economiche, ma soprattutto le lunghe liste d’attesa, tra le cause della rinuncia di molti anziani italiani a curarsi.
    A dirlo sono i dati della sorveglianza Passi d’Argento dell’ISS (Isituto Superiore di Sanità), che hanno analizzato il biennio 2022-2023. In questi due anni, il 18% degli ultra 65enni (ovvero 2,6 milioni di persone) ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l’intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni necessarie sale al 23%. Il 61% degli intervistati non ha rinunciato a nessuna prestazione, mentre il 21% ha dichiarato di non aver avuto bisogno di visite mediche né di esami.

    Rinuncia anche per malati cronici
    I dati dicono inoltre che a rinunciare a visite mediche e esami diagnostici e sono anche persone che, anzi, più di altri dovrebbero tenersi controllare: nel biennio 2022-2023 lo ha fatto (sempre secondo la rilevazione) il 25% delle persone con cronicità, ovvero con almeno una patologia cronica fra quelle indagate in PASSI d’Argento: insufficienza renale, bronchite cronica, enfisema, insufficienza respiratoria, asma bronchiale, ictus o ischemia cerebrale, diabete, infarto del miocardio, ischemia cardiaca o malattia delle coronarie, altre malattie del cuore, tumori, malattie croniche del fegato o cirrosi.

    Cause della rinuncia alle cure tra gli anziani
    Secondo quanto registrato dallo studio, tra le ragioni principali
    della rinuncia ci sono:
    – le lunghe liste di attesa (nel 55% delle rinunce),
    – le difficoltà logistiche nel raggiungere le strutture sanitarie o la scomodità degli orari (13%)
    – i costi troppo elevati delle prestazioni (10%).
    Lo affermano i dati dell’Iss pubblicati oggi.

    Influenza delle condizioni socio economiche
    Il numero di per sé è considerevole, ma ancora una volta sono le condizioni socio economiche a fare la differenza, ma anche il luogo di residenza dei soggetti. I dati dicono infatti che la rinuncia è risultata più frequente fra le persone socialmente più svantaggiate, per difficoltà economiche (39% tra coloro che hanno dichiarato di arrivare a fine mese con molte difficoltà vs 20% rispetto a chi non ne ha) o per bassa istruzione (24% tra chi ha al più la licenza elementare vs 19% tra i laureati) e fra i residenti nelle regioni del Centro e Sud d’Italia (27% vs 16% fra i residenti nelle regioni settentrionali). Inoltre la rinuncia alle prestazioni è più alta fra le donne (25% vs 21% fra gli uomini) mentre non emergono differenze significative per età.

    Pagare di tasca propria
    Tra le voci che rappresentano una barriera all’accesso di visite e controlli, abbiamo visto quella economica. Rispetto a questa voce, dal 2023, PASSI d’Argento ha iniziato a monitorare anche il ricorso all’out of pocket, chiedendo a chi aveva riferito di essersi sottoposto a tutte le visite o gli esami di cui aveva avuto bisogno se avesse fatto ricorso esclusivamente al servizio pubblico o anche a servizi a pagamento. I dati raccolti evidenziano che oltre la metà degli intervistati ha fatto ricorso a prestazioni a pagamento (il 10% ricorrendo esclusivamente a strutture private il 49% ricorrendovi alcune volte); solo il 41% ha utilizzato esclusivamente il servizio pubblico.

    Problemi di accessibilità
    Le difficoltà di accesso non riguardano solo le visite mediche o gli esami diagnostici, ma anche i servizi di base, come la possibilità di raggiungere la ASL, il medico di famiglia o i negozi di beni di prima necessità. Nel biennio 2022-2023, il 32% degli anziani ha riportato difficoltà nell’accesso ai servizi sociosanitari o ai negozi. Queste difficoltà aumentano con l’età (68% degli ultra 85enni), sono più frequenti tra le donne (39% rispetto al 23% degli uomini) e tra le persone socialmente più svantaggiate, con bassi livelli di istruzione o maggiori difficoltà economiche.

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    Redazione

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